Veld – Daemonic: The Art of Dantalian

L’inizio con World in Obscure non può che farti pensare subito al binomio Morbid Angel/Hate Eternal, la classe strabocca, il brano magnetizza, corrode e schiaccia brutalmente su strofe importanti ed […]

L’inizio con World in Obscure non può che farti pensare subito al binomio Morbid Angel/Hate Eternal, la classe strabocca, il brano magnetizza, corrode e schiaccia brutalmente su strofe importanti ed imponenti. La musica dei Veld oltre a pungere dimostra pure un’attenta componente meccanica che però mai rovina un dato feeling con le note minuziosamente prodotte e poi spediteci contro.

Daemonic: The Art of Dantalian ad ogni passo dimostra tutta la sua intraprendente essenza, un’essenza pronta ad assestarsi senza sosta su determinati livelli (ce ne accorgeremo subito d’altronde). Ogni nuova canzone avrà la funzione di ricaricare le batterie, di ridarci quella potenza appena “dispersa” l’attimo prima, proprio su questo fattore l’album vincerà la sua speciale sfida con la concorrenza troppo “timida”, una concorrenza che per quanto possa fare bene non riuscirà mai a tenere l’attenzione così salda sulla distanza. I Veld ci danno così una limpida lezione su come si possa suonare ancora di sti tempi un death metal brutale e privo della parola “evoluzione”, dal propositivo comportamento “tecnico-andante” ma senza concedere particolare spazio alla vocina del “già sentito”, vocina che in troppi casi ci rovina -in parte- gli ascolti.

Daemonic: The Art of Dantalian vince anche sul discorso tracklist, troveremo infatti oltre alle solite fucilate sonore alcuni tragitti interamente strumentali in grado di far salire subito il livello d’acquolina nel corpo. Modi e tempi giostrati al meglio che ci terranno “incollati” con sapienza alla musica e ce ne faranno desiderare della nuova (quantomeno per circa cinquanta minuti saremo apposto).

La macchina Veld giunta al quarto disco dimostra tutta la potenza ed efficacia tramite un songwriting accorto e dilaniatore (autentiche fiammate provenienti dal sottosuolo e poi quel finale particolare con gli otto minuti di Annihilation of Divinity -Trust upon Ignorance-, per i quali mi tocca dire “ascoltare cosa succede per credere” ), sciabolate intense che ci trascineranno inesorabilmente verso l’azzeramento, verso una “fine certa” ma senza risvolti negativi in vista all’orizzonte. Aggiungente pure ai nomi fatti in apertura quelli di Vader e Nile per una più completa visuale, giusto piccoli suggerimenti diretti ad una dovuta iniziazione che successivamente non potrete affatto rinnegare.

About Duke "Selfish" Fog