Unreqvited – Stars Wept to the Sea

Il secondo capitolo Unreqvited sta generando parecchia curiosità in giro. Tanto ha certamente fatto un primo disco ispirato ed intelligente, al resto ci ha pensato il nuovo artwork che sembra […]

Il secondo capitolo Unreqvited sta generando parecchia curiosità in giro. Tanto ha certamente fatto un primo disco ispirato ed intelligente, al resto ci ha pensato il nuovo artwork che sembra creato appositamente per fare breccia nei cuori dei più “disperati e melodiosi” ascoltatori in libera circolazione.

Stupisce l’attenzione formatasi intorno a Unreqvited, soprattutto se andiamo ad analizzare il modo in cui il disco “si lavora” il proprio interlocutore. La melodia abbonda e straripa di certo, ma la formula canzone decide beatamente di farsi un giro altrove, così altrove che non mi riesce di fare uscire dalla testa un chiaro e definito concetto/effetto di “unica e singola canzone”. Stars Wept to the Sea è un viaggio bello, buono e doloroso, un viaggio che già dalla base ci recita una richiesta ben precisa: quella di dover staccare immediatamente la spina. E’ un disco “spumoso”, intento a dipingere solo quello che vuole, con la forma di ragnatela che vuole. Inutile soffermarsi sui singoli passaggi, inutile pure il tentativo di inquadrare la musica dentro un genere specifico. Qui si abbraccia sia il post rock che il black metal più dilatato, depressivo e persino sognante (le tastiere giocano, sussurrano e scendono come gocce), ma questa seconda parte ci parlerà a corrente alterna, giusto con qualche aspro giro di chitarra sparso qui e là e con delle urla “dispersive” che ci ricorderanno la carnalità delle cose (saranno usate comunque con il contagocce, oserei dire quasi fuori posto per come è impostato il lavoro).

Il progetto canadese esplora ed elabora con pazienza una sua tela. La cura certosina riposta nell’opera la si intende già nel brano di apertura (Sora), sette minuti introduttivi che lasciano spazio ad un altro pezzo molto simile per intenti (Anhedonia). Basterà quest’inizio per capire la singolarità proposta da un lucente e parsimonioso Stars Wept to the Sea, una catena che verrà spezzata in parte dall’arrivo di Kural (cosa tira fuori!), l’unica assieme all’ultima Soulscape (13 minuti) a dare idea di canzone fatta per riuscir a stare sulle proprie gambe.

Unreqvited con Stars Wept to the Sea ci da la sua idea di rilascio e creazione, una creazione che punterà con perseveranza sull’evanescenza e sull’astratto sentimento (più volte filtra ed esplode una triste luce). Un giusto approccio e una posizione “furba ed osservatrice” faranno compiere all’album passi da gigante, soprattutto nei riguardi di una ricerca di perenne impalpabilità. Esperienza da provare, lasciate alla vostra interiorità ogni naturale decisione e fate scivolare le cascate sonore che riceverete come acqua tiepida sulla pelle.

Facile e difficile allo stesso tempo cercare di dare un voto, dunque meglio evitare.

Summary

Avantgarde Music (2018)

Tracklist:

01.Sora
02.Anhedonia
03.Stardust
04.Kurai
05.Empyrean
06.White Lotus
07.Namida
08.Soulscape

About Duke "Selfish" Fog