Unmercenaries – Fallen in Disbelief

Lo avevo a stagionare in cantina già da un po’ l’esordio degli Unmercenaries, ma come spesso accade il mare di produzioni a cui dover fare fronte non mi da mai […]

Lo avevo a stagionare in cantina già da un po’ l’esordio degli Unmercenaries, ma come spesso accade il mare di produzioni a cui dover fare fronte non mi da mai il tempo di ricordarmi di ogni cosa, così può capitare di arrivare su un’uscita come Fallen in Disbelief in notevole-colpevole ritardo (uscì nel Dicembre 2014 per MFL Records/Frozen Light).

La band è frutto dell’unione del batterista tedesco Jürgen Fröhling (Absent/Minded, Neocosmic e My Shameful) con il duo russo Gungrind/E.S. (sentiti entrambi su Who Dies in Siberian Slush, Forbidden Shape e Decay of Reality), si potrà quindi facilmente intendere la bilancia da che lato penderà, soprattutto la volta “svelato” il genere d’appartenenza. Si, perché Fallen in Disbelief si fa carico di un contundente ed atmosferico funeral death doom, mai esageratamente soporifero o “catacombale” a dire il vero, diciamo che resteremo aggrappati ad un filo vagamente arieggiato nonostante il vocione di E.S. faccia di tutto per portare la nostra mente sotto la terra (più voce pulita come sulla notevole Circles of Disbelief -per chi scrive la migliore- non avrebbe forse stonato).

Gocciare di tastiere a lambire cardini poderosi piantati con fermezza dalle chitarre. Quattro brani scanditi da un ritmo sicuramente vincente per il genere (anche se l’attacco iniziale di A Portal vi farà rizzare qualche capello), musica che sotto-sotto ci strizza l’occhio anche se il resto sembrerà proferire il contrario. Gli Unmercenaries ombreggiano i dintorni per tre quarti d’ora e ci cullano con la sagacia di chi ormai ha mani e polmoni dentro la materia da anni. Fallen in Disbelief costituirà di certo quel “premio” speciale per gli affezionati del territorio doom estremo, estimatori che con molta probabilità cadranno vittime di questo nuovo “soporifero sonno”. Niente si aggiunge, ma bellezza si andrà a comporre. Vedremo così la nostra tela immaginaria prendere lentamente forma, mai sbiadita e anzi pronta a tenerci svegli proprio sul più bello.

Volete davvero leggere cascate infinite di nomi come riferimento? Dovrete solo pensare ai nomi classici e a ciò che è diventata la scena dell’Est Europa in campo funeral death doom. Di seguito noterete ed apprezzerete il modo d’ingannare il tempo degli Unmercenaries.

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