Uganga – Opressor

L’accoppiata Defense Records/ Deformeathing Production ci riporta all’attenzione di Opressor, quarto capitolo discografico della thrash metal band brasiliana Uganga. La formazione è nota per la presenza di Manu Joker (batterista […]

L’accoppiata Defense Records/ Deformeathing Production ci riporta all’attenzione di Opressor, quarto capitolo discografico della thrash metal band brasiliana Uganga. La formazione è nota per la presenza di Manu Joker (batterista dei Sarcofago a cavallo degli anni ’90), il nostro si diletta per l’occasione dietro al microfono sin dal 1993, anno di creazione della band. Da quel momento ci sono voluti circa dieci anni prima di ricevere “nella posta” il primo full-lenght Atitude Lótus, successivamente ne impiegarono altri undici per giungere a quota quattro e al qui presente Opressor (correva ormai il 2014), disco che li vedeva ancora belli carichi e con molto da dire.

Gli Uganga con Opressor ci andavano giù decisi con il loro thrash metal striato con l’hardcore, alcuni ricami selvaggi -talvolta portatori di ricchi anthem- legavano al meglio conferendo al disco un sapore abbastanza particolare, accentuato al meglio dall’uso della lingua portoghese. Non ci troviamo di fronte a chissà quale capolavoro di genere, però bisogna ammettere che ripetuti ascolti riusciranno a rendere miglior giustizia al tutto. Insomma l’album cresce a piccoli passi e lo fa pure molto bene, tanto che una volta conosciute meglio le canzoni queste inizieranno ad insinuarsi con quel sapore piacevolmente dissidente, carico ed esotico.

Guerra è la bordata ideale da mettere all’inizio mentre la più “meditata” O Campo (ispirata da una visita della band ad Auschwitz) diventerà uno dei fiori all’occhiello di tutto Opressor senza particolari problemi. La voce di Manu Joker morde, inizia le proprie rivolte e declama senza necessitare di soste, verrà intervallata di tanto in tanto da “disturbi” narrativi più disparati, giusto per non darci vita troppo semplice in sede di ascolto. La sezione ritmica da parte sua risponde “presente!” e vive su attimi abbastanza stimolanti, sostenuti da un lavoro al basso che si farà decisamente apprezzare.

La tracklist vive i suoi alti e bassi, così alla meno esaltanti title track e Modus Vivendi troveremo la risposte positive di Moleque de Pedra (una vera e propria rasoiata), Casa (l’anthem in velocità che vorremmo sentire più spesso), Nas Entranhas do Sol e la trivella Aos Pés da Grande Árvore. I cultori troveremo un pezzo di pane altamente gradito nel rifacimento di Who Are the True? dei cultosi Vulcano, brano che apre all’ultima esalazione acustica di Guerreiro .

Gli Uganga sono un’arma sudamericana da tenere in giusta considerazione, a maggior ragione se piacciono quelle produzioni belle rotonde e vibranti tanto in voga negli anni novanta. Il suo lavoro Opressor lo porta a termine con rabbia, dolore e amore.

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