Tyranny Enthroned – Our Great Undoing

Si arriva in ritardo sulla seconda opera targata Tyranny Enthroned. Our Great Undoing si era fatto spazio grazie ad una copertina direi subito raccomandabile (e ideale per il genere, a […]

Si arriva in ritardo sulla seconda opera targata Tyranny Enthroned. Our Great Undoing si era fatto spazio grazie ad una copertina direi subito raccomandabile (e ideale per il genere, a volte si assiste a delle unioni davvero stravaganti o fuorvianti) e a quella sorta di “prurito” da grandi occasioni che ogni tanto ti accoglie al solo leggere la presentazione di rito.

Più death metal che altro però, non lasciatevi trascinare da chi cerca di “pompare” il prodotto con nomi di ben altra “struttura”, i Tyranny Enthroned suonano come un ipotetico mix fra Morbid Angel e l’ormai classico death metal proveniente dalla Polonia, mentre di tanto in tanto ci lasceremo andare a qualche corrente dalle sembianze cervellotiche black metal (giusto qualche spruzzata d’olio qui e là). Ma per l’appunto resta il death metal la fonte primaria (potrei citarvi benissimo anche gli Hate Eternal come opportuna base d’approccio secondaria), una modo di dominare incessante ma infine definibile come “carino” e nulla più. Si, devo ammettere che si lascia ascoltare bene questo Our Great Undoing, ti “rulla” dentro a dovere ma bisogna anche ribadire di quanto poco riesca a lasciarti dentro una volta concluso l’ascolto. Eppure non puoi che prenderli sotto l’ala e in simpatia i Tyranny Enthroned, lo fai perché ci provano con tutti i mezzi ad “innalzarsi” -a tratti ci riescono pure- e pazienza se non riescono a tenere alti i ritmi con continuità. Alla fine il bicchiere può dirsi mezzo pieno con onore e di sicuro nella decisione mi aiuta una durata “ridotta” che riesce a comprimere al meglio le macchinazioni prodotte e profuse con la necessaria e famelica attenzione.

Non stanno mai troppo fermi i Tyranny Enthroned e sarà proprio quella certa instabilità di fondo ad aiutare a dare il giusto smalto a Our Great Undoing. Le chitarre masticano note su note incessantemente mentre la voce si appoggia su canoni abbastanza tradizionali (un buon mix fra David Vincent e Piotr dei sempreverdi Vader) ma non per questo da ignorare (prestazione solida, non ti stupisce ma fa il suo dovere appieno). La tracklist risulta omogenea ed inscalfibile ma devo dire che a questo giro i “lampi” migliori li ho registrati nella diciamo “seconda parte”, prima con Interpreter of Dreams e poi con Dissenter Chasing the Void (in queste due c’è si qualche accenno scandinavo, più marcato nella seconda menzionata ma mai veramente dominante in entrambi i casi).

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