Tribulation – Down Below

I Tribulation riescono a snellire quel loro tiro fatto di lunghe ombre oscure senza buttare le buone idee alle ortiche. Semplificano il tutto e ne escono vincenti su tutta la […]

I Tribulation riescono a snellire quel loro tiro fatto di lunghe ombre oscure senza buttare le buone idee alle ortiche. Semplificano il tutto e ne escono vincenti su tutta la linea, e con la giusta ricetta in mano, andando contro l’idea diffusa che “la semplicità è quasi sempre peggio”. Down Below si avvinghia addosso come un guanto e non lascia la presa per tutti i suoi tre quarti d’ora di durata. E’ difficile esprimere a parole ciò che suonano ed esalano i Tribulation, è sicuramente più facile comprenderlo con la musica inserita a dovere nelle orecchie. Il loro è un “dark sound” velenoso e organico, capace di prendere in prestito emanazioni progressive per andarle ad inserire in constesti fumosi e dark, ma passeremo in mezzo a reminescenze black/death e sensazioni goth senza mai abbandonare quel tessuto porpora legato ad una produzione elegenate e davvero calzante. Ci ritroveremo al cospetto di un vero e proprio sortilegio, con fini incastri che riusciranno sempre alla grandissima, sia quando c’è da colpire sul breve o quando sussiste il bisogno di portare il brano su un minutaggio più elevato.

Atmosfera, songwriting e produzione, Down Below azzecca tutti e tre i parametri e promette di trasportare l’ascoltatore dentro una magica dimensione resa ruvida dall’impianto vocale che resta appeso a canoni estremi. Si smette di pensare a coordinate varie o a percentuali di generi coivolti, i Tribulation scovano la loro anima dannata ed imparano a conviverci al meglio delle possibilità.

The Lament è la prima cartuccia sparata fuori, le sue melodie -in qualità di artigli- ce le ritroveremo addosso nei momenti impensabili. Poi verrà alzato il sipario su Nightbound e su passi oscuri pronti ad afferrare, a indirizzare lestamente verso un angolo buio e appena illuminato da una fioca luce. A loro vanno aggiunte di diritto Lady Death e The World, due pezzi che rifiniranno con cura la parte diciamo “immediata” di Down Below (menzione particolare per The World, a cui va il premio di mia preferita dell’intero disco, già alla partenza lascia sognare!). Ma evitare di spendere qualche parola anche per Subterranea (pezzo che aumenta più degli altri un certo potere con gli ascolti), Cries from the Underworld, Lacrimosa (inghiotte sulla distanza) ed Here Be Dragons non mi è proprio possibile. Tutti questi brani riusciranno a traghettare l’ascoltatore dentro quella dimensione accuratamente preparata e poi distesa. Anche qui menzione particolare per l’ultima Here Be Dragons (la più lunga con i suoi sette minuti), l’ideale ultimo mattone prima di ritornare sotto con rinomata voglia per un nuovo attacco.

Down Below resta scolpito addosso ma a modo suo; avvolge, si espande e riesce a farsi volere pure bene. Ed ecco lì che quel suo essere “leggerino” diventa qualcos’altro, una materia particolare e decisamente suadente.

  • 75%
    - 75%
75%

Summary

Century Media Records (2018)

Tracklist:

01. The Lament
02. Nightbound
03. Lady Death
04. Subterranea
05. Purgatorio
06. Cries from the Underworld
07. Lacrimosa
08. The World
09. Here Be Dragons

About Duke "Selfish" Fog