Traum – Erode

Arriviamo tardi su quest’opera prima (passata per le mani di Nicola Manzan dei Bologna Violenta e interamente autoprodotta) del terzetto italo-irlandese Traum, il loro Erode usciva nel Dicembre 2014 e […]

Arriviamo tardi su quest’opera prima (passata per le mani di Nicola Manzan dei Bologna Violenta e interamente autoprodotta) del terzetto italo-irlandese Traum, il loro Erode usciva nel Dicembre 2014 e si proponeva sottoforma di lavoro “creativo” e dall’impostazione interamente strumentale. Già da ciò si può intendere dove i ragazzi vogliano andare a parare con le loro note, il “gioco” agisce su livelli ora dissolventi, ora magnetici (senz’altro ben assemblati e diluiti) senza mai dare coordinate precise, tanto che potremo “bollare” banalmente la loro musica come rock strumentale (le “descrizioni interessanti” porterebbero probabilmente solo sviare, il loro modo d’agire risulterà difatti molto semplice, come un’immediata abrasione sulla pelle) senza stare a guardarla troppo nel dettaglio.

Erode vuole nutrirsi di sincere sensazioni, poco o null’altro intende realmente passare oltre una certa soglia, quella barriera imposta da note sempre composte, volenterose e seducenti. Se da una parte il feeling appare immediato c’è anche dire che l’album si presta ad una positiva longevità di base, potrà difatti capitare di volerlo ascoltare per capirlo meglio o per ricordare un dato passaggio rimasto come dire: “sfuggente”. Ed è lì che andrà in scena la fortuna o meno del prodotto, sicuramente Erode si propone ad un pubblico interessato e “ben poco banale” all’approccio, qualcuno che possa guardare con occhio lungo oltre quella coltre comune d’ascolto (se siamo soliti innaffiare il nostro spirito con la parola “noia” è meglio sicuramente rivolgersi altrove).

Spetta alle ciondolanti note di Hefna aprire il viaggio nel mondo Traum, bello il cambio di posizione all’interno del brano, qualcosa che lascia presagire il giusto/composto senso dell’imprevedibilità che impareremo a decifrare durante il proseguimento. Oceano Antico con i suoi otto minuti è la più lunga ed “incorporea” traccia dell’insieme (molto bella la sua evoluzione), funge da ideale impermeabile sonoro ed è pronta a farti sentire -e respirare- l’aria che tira e si posa in casa Traum. La title track è illusoria improvvisazione capace di accogliere ed accettare al suo interno “l’intrusione” della viola, allo stesso modo fa l’ultima e divagante Invasori .

Lasciate scorrere l’intuito e il trasporto dato da una produzione che funge da perfetta cassa da risonanza al tutto. Non c’è di che arrovellarsi le cervella, state pur certi che la musica vi parlerà a dovere e senza mai eccedere, nonostante la mancanza della “parola fisica”.

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