Trail Of Tears – Oscillation

Mi sono perso alcuni pezzi per strada della storia Trail Of Tears, quello che ricordo di loro era una via al gothic decisamente rocciosa ed impervia rispetto alle “normali effusioni” […]

Mi sono perso alcuni pezzi per strada della storia Trail Of Tears, quello che ricordo di loro era una via al gothic decisamente rocciosa ed impervia rispetto alle “normali effusioni” del genere. Nelle loro canzoni c’era sempre un qualcosa di più elaborato -o meglio- complicato, i brani necessitavano di più ascolti e si finiva impelagati nella loro proposta senz’altro strana, ma di indubbio valore. Li ho ritrovati con Oscillation, un settimo capitolo che arriva a distanza di ben quattro anni dal precedente Bloodstained Endurance, con i fantasmi di uno scioglimento alle spalle la nuova fatica arriva a noi fresca e vincente, certamente con la melodia a giocare un ruolo primario e fondamentale rispetto a prima (anche se bisogna dire che certe soluzioni fanno ancora intendere la band che fu). Pazienza se su alcune sinfonie pare fare capolino la presenza dei Within Temptation, ogni mossa melodica ha motivo d’essere se supportata efficacemente in sede di songwriting e su undici brani i ragazzi norvegesi non ne sbagliano nemmeno uno.

L’immaginario “negativo” delle liriche lascia spazio a duetti vocali maschili/femminili (bilanciati anche se alla fine mi è sembrata più presente la voce di Cathrine Paulsen) in stile “l’orco e la bella” , questi si dimostrano subito complementari, indovinando ogni piccolo scambio ritmico e senza mai dare l’impressione di concedere stanchezza sulla distanza.

L’impatto diffuso da Waves of Existence è di quelli che non si scordano, splendido l’affresco lirico in crescendo di Cathrine, pregno di tutta la sua forza vocale . Con uno slancio del genere arriva poi il primo dei miei “tormentoni speciali” , trattasi di Scream Out Loud che con quella melodia “oooooh oooh” (non importa se cantata o se lasciata fluire strumentalmente) appare magnetica e dal tiro “mostruoso”. Pura imponenza sinfonica per Crimson Leads on the Trail of Tears dove Ronny Thorsen si erge per mezzo delle sue classiche, quanto malefiche metriche.
Path of Destruction raffredda i motori, quasi un break centrale (con i suoi sei minuti  è la canzone più lunga del disco, le restanti si muovono tutte sui quattro) dove la voce femminile si prende tutte le luci della scenografia, Vultures Guard My Shadow vede i due interpreti giocarsi intensamente il refrain, cose capaci di caricare -e rodare- al meglio l’ascoltatore. Importantissimo il lavoro sinfonico, le tastiere sono sempre protagoniste ma non tolgono spazio alle chitarre che rimangono (fortunatamente) l’impatto base e trainante del tutto, The Dawning rappresenta sotto questo aspetto il brano meglio giostrato fra le due parti. Ed ecco piombare poi Room 306, ovvero l’altra mia indiscussa hit , dotata di un chorus che non ti scolli più di dosso per giornate. Our Grave Philosophy arriva per gettare semini direttamente dal passato, notevoli i non pochi cambi di tempo che si possono registrare mentre la soffusa Lost In Life pensa a sedurre in scia ad un ritornello tanto bello quanto lacrimevole (possiamo considerarla una “top ballad”? assolutamente si!). Eradicate ci manda a riposo, nemmeno a dirlo lo fa alla loro maniera, Ronny è nuovamente perfetto nel refrain e noi potremo archiviare Oscillation (a sorpresa) come uno dei loro dischi migliori (ottimo modo di salutare le scene, non c’è che dire).

I Trail Of Tears dimostrano che la “vecchia guardia” paga sempre nel gothic metal. Ci si può fidare di loro alla pari dei Draconian, giusto per citare qualcun altro in grado di fare il proprio senza il bisogno d’apportare particolari modifiche al sound. Lo giro e lo rigiro, ma è senza dubbio un prodotto altamente professionale Oscillation, un disco che rende il tasto “random” una sicurezza, un disco che ci dimostra come le concessioni melodiche (ma non totali da cambiare fisionomie varie, sia chiaro) non siano sempre e solo un male.

La voglia che mi prende ogni volta che lo inizio è di quelle che ti fa capire che non ti stai sbagliando nel giudizio, molto brava -finalmente- la Massacre Records a credere in loro.

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