Torture Wheel – Crushed Under…

Firebox Records anno 2005, nel mezzo di macabri momenti di splendore doom del filone più oscuro ecco spuntare fra le tante uscite meritevoli -ancora oggi- della vostra/nostra attenzione nonché per […]

Firebox Records anno 2005, nel mezzo di macabri momenti di splendore doom del filone più oscuro ecco spuntare fra le tante uscite meritevoli -ancora oggi- della vostra/nostra attenzione nonché per palati fini i Torture Wheel di E.M. Hearst (conosciuto per i suoi trascorsi in progetti per nulla scontati come The NULLL Collective e Wraith of the Ropes) con il suo agghiacciante lavoro intitolato Crushed Under…

E nasce così su due piedi una nuova recensione, una nuova semplicissima disamina fatta dai miei personali archivi, un cd estrapolato sul momento (semplicissimo digipack presentato da una copertina che ancora oggi fatico a dimenticare ed associare a tempi ormai andati) sul quale voglio scrivere qualcosa di getto, trasportato “a tutta” dalle lente note dei suoi quattro lunghi brani (o se preferite un unico e costante flusso), niente di più, niente di meno per soddisfare  quella sempre fertile sete di buio, malinconia e tristezza nascosta dei ripiegamenti della mia/nostra pelle.

I Torture Wheel si facevano promotori di un death doom dalle accese sensazioni dark ambient come contorno, musica volutamente soffocante, pronta a chiuderti all’angolo per farti sentire il sapore totale e amorevole dell’amarezza. Crushed Under… è una reclusione forzata dentro la nostra alcova, un rifugio completo dentro un dato microcosmo, saremo come imbottiti di tranquillanti fino alla sbornia dello finimento, con l’unico fine di dichiarare resa di fronte a note che vogliono penetrare (e di soppiatto dominare) silenziosamente l’ambiente a noi circostante. Le chitarre creano giochi di rimbombi, spargono il loro “seme” in distensione accompagnate da un comparto programmato dannato ed oscuro, giostrato in punta di piedi da tastiere e una asettica, grigia (e quasi assente se mi concedete) drum machine.

Una prestazione vocale c’è, esiste, ma rimane appesa in disparte, usata come sorta di presenza spettrale, solo un contorno per l’emotività sparsa ad ampia mani dalla sei corde. I Torture Wheel in appena tre quarti d’ora dipingevano il loro mondo, un mondo facile da capire per chi sa parlare una determinata lingua in sede di ascolto. Un giro aspro e difficile per gli altri invece, anche se non escludo strani colpi di fulmine per chi non è solito saltellare beato nel settore.

Crushed Under… non è un capolavoro e nemmeno gli si avvicina di striscio, ma nel suo piccolo riesce a sprigionare un’energia speciale e senz’altro meritevole di essere provata. “Ritrovarlo” dopo tanti anni è stato bello, un po’ come ritrovare quella persona speciale rimasta assente per qualche motivo dalla nostra vita.

Oscuro trasporto, semplice ma efficace “messa in scena”. Un disco da andare a riscoprire.

About Duke "Selfish" Fog