Torchia – Of Curses and Grief

E’ un piacere accogliere band così frizzanti provenienti dalla Finlandia, band come i Torchia che al disco di debutto (arrivato dopo una discreta gavetta, cosa sacrosanta e che andrebbe messa […]

E’ un piacere accogliere band così frizzanti provenienti dalla Finlandia, band come i Torchia che al disco di debutto (arrivato dopo una discreta gavetta, cosa sacrosanta e che andrebbe messa come “percorso di legge” a molti) non si vergognano di rinverdire quel melodic death metal tipicamente inasprito dal vento gelido della propria nazione.

I nomi di riferimento sono tutti quelli che hanno seguito lo stile balzano e personale lanciato dai Children of Bodom. C’è chi è rimasto fedele e chi invece ha cercato di distanziarsi per quanto possibile dal modello; i Torchia al momento non ci pensano più di tanto e si focalizzano sull’aspetto del tiro e della riuscita di presa “a mani basse”, non si arrovellano in tal modo il cervello, e decidono di badare alla sostanza, sostanza che filtra benissimo dentro un Of Curses and Grief tagliente, crudo, scoppiettante e “vivo”.

E stupiscono i Torchia per come riescono ad afferrare le cose. Gli spunti catturano senza via di mezzo lasciandoci presto dimenticare altri nomi e forme. Si ritorna così a quel gusto di riuscire ad assaporare le note per quello che sono, con estrema semplicità/spontaneità, niente di cervellotico eppure ben suonato e strutturato nei suoi aspetti come rapidi fendenti.

Of Curses and Grief morde con fare aggressivo senza mai dimenticarsi dell’aspetto melodico ma d’altronde a questo punto avrete capito la pasta che stiamo manipolando. Dopo l’intro dai toni stranamente rituali si accenderanno nove pezzi trascinanti, mai acerbi e ricolmi di un’inventiva in continua fermentazione. Face of Hate elettrizza e colpisce mentre la seguente Shame finirà per emozionare non poco (qui se ne escono con una melodia dal taglio Schuldiner così ben riuscita da procurare immediati quanto compianti spasmi). Ma soffermarsi sull’avvincente doppietta iniziale sarebbe autentico peccato, il disco dei Torchia va inalato in unica mandata, veloce e scattante come da sua spiccata natura. La produzione enfatizza e “cristallizza” il tutto spolverando adeguatamente tanto gli antri melodici quanto quelli solidi e rocciosi.

Veloce ma assolutamente non smemorata Fury (un possibile e plausibile manifesto), pezzo sul quale inizieremo a sospettare di essere al cospetto di qualcosa di altamente “grosso”. Ma cadere su sterili track-by-track non mi va molto quest’oggi (anche se la solidità e il tiro di una My Land Shall Burn mi invogliano nel proseguire), poiché il segreto sarà il concedersi e farsi lanciare dai Torchia sulla fiducia e con loro esplorare meandri che ritrovano la necessaria creatività e gioia del suono. A capofitto su Of Curses and Grief, ora, senza tentennamenti e subito!

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