Todtgelichter – Rooms

Todtgelichter, un nome che non fa ormai più notizia, giunti all’alba del quinto disco ci troviamo ad “indagare” su musica definibile a suo modo “semplice” ma ricercata al contempo, frutto […]

Todtgelichter, un nome che non fa ormai più notizia, giunti all’alba del quinto disco ci troviamo ad “indagare” su musica definibile a suo modo “semplice” ma ricercata al contempo, frutto di una lucida esplorazione, a suo modo pungente fra possibili ed improbabili mix/passaggi fra il mondo black metal e quello dark/alternativo e tutto ciò che ne consegue.

La scelta di far ricadere l’impianto vocale sulle spalle della sola Marta (già in formazione dal 2007) ha ripagato alla grandissima, la sua prestazione colpisce per forma e personalità (sia nello sporco che nell’ipnotizzante pulito), soggiogando e marchiando a più riprese composizioni dal perenne sapore agrodolce (ribatto: facile ascoltarne, meno definirle, racchiuderle esattamente a parole) ma dalle forti fondamenta.

L’attacco con Ghost è sinuoso, cingente, l’unione convinta fra un doppio cantato pulito/sporco perfettamente incastrato -un sorta di richiamo dipendente uno dall’altro-  con musica dai tratti sempre pazienti, soffusi e striscianti. Schrein culla portando alla deriva, il gusto rimane sopraffino, con parti vocali sempre di spicco, quasi una sorta di “urto sordo” in continua evoluzione. Con Lost vivremo tre minuti ultraterreni, l’organo ci introdurrà ad uno spaccato vocale femminile a dir poco “sacro e terreno”, non troppo dissimile dal classico approccio profuso dall’alba dei tempi dai Dead Can Dance. Shinigami è nient’altro che accademia, è trasporto su linee vocali femminili accese, oniriche ed eclettiche (note che potranno ricordarvi nomi come The 3rd and the Mortal, Atrox, Madder Mortem e certi Tristania soprattutto per la parte finale) ed inasprimento black metal dai lampi volutamente “sconnessi”. Con Necromant facciamo irruzione su un campo trip hop inquietante ed oscuro, straniante apripista per Zuflucht (uno dei pezzi forti), brano che osa richiamare asperità e deviazione non dissimili ai cari Bethlehem. 4JK è un altro piccolo capolavoro, forse quello ideale per rendersi conto -in uno spazio contenuto- di ciò che andremo ad ascoltare lungo Rooms, un brano capace di incrementare smisuratamente il suo effetto grazie a continui ripassi. Il disco non placherà mai forza e gusto e creatività, tanto che potremo finire a parlare di un insieme coeso ed intercambiabile seppur a volte proposto con modi d’approccio assai differenti.

I Todtgelichter sanno di certo come coniugare il passato più estremo con tendenze d’avanguardia, sempre imprevedibili ma capaci di stamparsi in testa già dopo un primo e magari veloce ascolto (che bella sensazione ritornarci sopra, si avrà la sensazione di conoscere l’album da anni). Posso infatti affermare che ben poche volte cinquantuno minuti sono volati via più “magmatici” e veloci di questi. Con Rooms i Todtgelichter incantano per l’ennesima volta, un concreto esempio per tanti.

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