Tiamat – The Scarred People

Mi fanno sorridere tutti quelli che ancora oggi (come se non si fosse ancora capito cosa vuole quel folle di Johan Edlund della propria musica) invocano, piangono o rimpiangono dischi […]

Mi fanno sorridere tutti quelli che ancora oggi (come se non si fosse ancora capito cosa vuole quel folle di Johan Edlund della propria musica) invocano, piangono o rimpiangono dischi e tempi che non verranno più (e personalmente preferisco gli ultimi tre dischi piuttosto che un tentativo malconcio e “stirato” di riproporre sonorità divenute sempre più scomode, che poi su Prey alla lontana qualcosa si trovi è solo una leggera variante), dischi e tempi che magari non si sono nemmeno vissuti sulla propria pelle e che quindi non hanno nemmeno la ragione di essere rimpianti, soprattutto in maniera così eccessiva o teatrale. Si, i Tiamat hanno composto capolavori e poi sono diventati “altro”, manovra commerciale? probabile, ed è forse per questo che il duo Skeleton Skeletron/Judas Christ è quello che meno digerisco pur apprezzandone qualcosa a fasi alterne. Ma poi qualcosa è cambiato, sempre rimanendo sul “easy and dark” certo, ma lavori come Prey (soprattutto) e Amanethes erano -detto sinceramente- affascinanti e ben riusciti, sotto certi aspetti pure diversi, di certo un lato positivo per la loro carriera vista a freddo.

La loro discografia ha perso la fretta che poteva avere nei “tempi d’oro”, stranamente c’è più calma ora che prima (andando contro le attuali esigenze di mercato), ed è proprio con tale proverbiale calma che mi sono avvicinato a The Scarred People, un disco -come già anticipato- che va a comporre e suggellare l’ideale triade con “gli altri due” che lo hanno preceduto, un lavoro raffinato e ben studiato, partendo dalla composizione della tracklist per arrivare ad un suono che riesce essere allo stesso tempo opaco e brillante (mi vengono in mente a riguardo due ottimi esempi come Winter Dawn e The Red of the Morning Sun).

Il dark sound rimane saldamente alla base della creazione “Edlundiana”, in maniera particolare -come già avvenuto in passato- emergono chiare e distinte situazioni alla The Sister Of Mercy, quindi sapete già cosa dovete fare se certe cose non vi sono mai andate giù. Ma questa è solo una componente (seppur primaria) del modo di comporre che hanno adesso i Tiamat, il metal è “evaporato” ed è andato ad adagiarsi su ritmi e sensazioni “rock”, ma in qualche modo rimane ad aleggiare sul tutto, sarà merito della voce di Johan, non lo so, ma a volte è difficile inquadrare la musica dei Tiamat con nitida esattezza e questo è sicuramente un pregio vista la spiccata immediatezza di fondo.

Nella sua breve vita The Scarred People mi ha regalato già diverse emozioni, queste sono racchiuse nell’effetto istantaneo della title track (praticamente una droga il refrain, andate a leggervelo con la musica sotto e vediamo se riuscite a scollarvelo di dosso, poi adoro quando i Tiamat allungano il brodo con intro e outro di contorno), nella sognante Winter Dawn al quale ritornello non riesco a sottrarmi così come su Thunder & Lightning (altro tormentone non da poco) per finire nel finale emozionantissimo di The Red of the Morning Sun (praticamente un nuovo apice del “Tiamat design“).

Alternativo e seducente, per quelle persone che non si mettono barriere o prosciutti davanti alla faccia (scommetto che il popolo alternativo/dark saprebbe accoglierlo come merita), anche se i livelli non si attestano sui “massimi livelli recenti” di Prey (ma non siamo nemmeno troppo distanti). Finché le canzoni di “secondo piano” (almeno per me) saranno dannatamente buone come 384-Kteis, Radiant Star o Love Terrorists lo posso dire senza paura: “lunga vita ai Tiamat  anche in questa veste“.

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