The Sullen Route – Apocalyclinic

Ad appena un anno dal primo e da me gradito Madness Of My Own Design tornavano i russi The Sullen Route con un nuovo e sbalorditivo full-lenght. Eh già, perché […]

Ad appena un anno dal primo e da me gradito Madness Of My Own Design tornavano i russi The Sullen Route con un nuovo e sbalorditivo full-lenght. Eh già, perché c’era e ci sarà da stupirsi, soprattutto per chi aveva seguito la prima opera con passione; diciamo che qualche caratteristica di fondo è rimasta grossomodo invariata, ma balzerebbe anche all’orecchio di un sordo l’evidente svolta stilistica intrapresa in quest’occasione dalla band. Se prima il compito della band era quello di opprimere omettendo completamente “la luce” di fondo, qui si trovano strade differenti, che si divertono a confondere ed aprire varchi alle correnti d’aria. Non siamo però al cospetto di un album “positivo”, ma parecchio strano si, c’è molta carne sul fuoco e il songwriting riesce a farsi apprezzare al meglio variando diverse volte il suo mood. All’interno delle canzoni persisteranno diversi umori, e non si potrà non notare quella voluta diversità atta a differenziarli. Insomma se l’intenzione dei The Sullen Route era quella di stupire direi proprio che ci sono riusciti (pure senza sbagliare colpi), convincendo appieno tramite un sound tutto sommato fresco, e dai lineamenti accattivanti.

Apocalyclinic si può definire “alla buona” come un lavoro di doom progressivo, musica che pesca spesso in territori sabbiosi e dai contorni vagamente acidi (come la copertina fa bene intendere). L’unione fra il vecchio e il nuovo è rappresentata perfettamente dalla iniziale Hysteria, canzone in grado di stupire e affermarsi, sembra posizionata apposta per non dimenticare la corazza “del prima”, anche grazie ad un refrain profondo e tinto d’oscurità  (molto bella la malinconica evoluzione melodica). Di pari passo con la musica anche la voce cambia pelle, ovviamente permane un buon growl a fare da collante, in più viene introdotta una  controparte graffiante e meno estrema, l’ideale per le parti arpeggiate/tranquille e di trasporto. Selfish I prosegue le cose con sostanze ritmiche, l’aria verrà messa e rimossa in continuazione. La lunga Burial Ground abbina positivamente l’arpeggio di fondo con l’intensa prestazione vocale, le chitarre arrivano a deporre anfratti azzeccati. Si viaggia su ritmi blandi, l’aggressività quando sussiste è perlopiù vocale, mentre la musica pensa esclusivamente a creare un quieto e costante mantra sonoro. Cynoptic è sicuramente una delle perle del disco, il pezzo penetra in ambito alternativo e freddo ma è riscaldato a dovere dall’ottimo e interpretativo growl.
Voce roca e anima southern ci portano in sella di Dune, qui i The Sullen Route arrivano ad affiggere il manifesto di cambiamento più chiaro ed esuberante possibile (rock, sabbia e atmosfera trasandata vi regnano). Vaghi risvolti gothic/rock prendono poi il sopravvento su una triste e soffusa Tonight’s Avenue, mentre le acque tornano a prendere vigore in scia di All In October, canzone capace di lasciare addosso un vivido senso di tristezza, in poche e povere parole: una gran bella conclusione.

Difficile (se non impossibile) inquadrare l’ascoltatore ideale di Apocalyclinic (fare o meno la scelta d’imboccare quella strada parallela?), il consiglio è senz’altro quello di andare ad ascoltarsi una grossa fetta di album in anteprima, giusto per farsene un’idea più o meno precisa. Dovranno piacere gli arpeggi, la voglia di lasciarsi andare ad una qualche sorta di “relax” unito alla voluta monotonia di fondo. Ma dovrà per forza piacere anche la poca aggressività strumentale contrapposta ad un solido growl (siamo al cospetto di una casistica particolare), sfortunatamente non sempre si possono avere i giusti requisiti per sopportare tutto questo.

Un che di incompiuto rimane a svolazzare, come un cerchio partito bene che non riesce a trovare un suo esatto punto di incontro.

About Duke "Selfish" Fog