The Skeletal – The Plague Rituals

Il mitico Kam Lee (Massacre, Bone Gnawer) aveva messo in piedi un nuovo progetto in grado di creare esaltazione immediata. Il monicker The Skeletal arrivava così quatto quatto per ricordare […]

Il mitico Kam Lee (Massacre, Bone Gnawer) aveva messo in piedi un nuovo progetto in grado di creare esaltazione immediata. Il monicker The Skeletal arrivava così quatto quatto per ricordare i tempi dei migliori Massacre, il sound della band che ha reso famoso Kam riproposto saggiamente tramite le consuete rasoiate death/thrash da headbanging più sfrenato. Il progetto purtroppo è durato il tempo di questo disco e poco altro, noi nel nostro piccolo lo vogliamo ricordare così.

Pulizia sonora presente davanti a tutto, le chitarre nonostante ciò agiscono con dinamismo, aiutate da una sezione ritmica precisa ed esaltante (in particolare vorrei sottolineare l’ottimo suono della batteria, chiaro evocatore di sensazioni passate). Ho sempre ritenuto Kam Lee una delle ugole più personali di sempre, passano gli anni e anche da “vecchietto” il nostro eroe si distingue sempre con il suo “ghigno” accattivante da navigato volpone. Sempre perfetto su ogni strofa o ritornello di sorta, esaltante quando se ne esce con quel non-so-che di anthemico che in fondo ha sempre avuto come spiccata dote. Mettetegli tempi veloci, rallentamenti oppure mezzi tempi, tanto lui in difficoltà non ci va mai.

The Plague Rituals non verrà ricordato di certo a lungo (già oggi a pochi anni dalla sua uscita si può decretare anche la sua “scomparsa” dai pensieri) ma state pur certi che ogni volta che incontrerete la sua copertina un pensierino se ascoltarlo o meno lo farete quasi sicuramente. Il disco non richiede chissà quali sforzi ma soprattutto è in grado di divertire dalla prima all’ultima nota. Tanta semplicità e tanto mestiere riversati in nove brani pulsanti e ritmici, nove brani che ci faranno muovere senza la minima sosta, azzerando pensieri e paturnie sempre pronte ad affliggerci. Si avverte subito la duplice “utilità” dei pezzi, oltre a rendere (e tanto) sul disco sono anche ideati a puntino per creare eventuali sfracelli sotto al palco. E’ divertimento la parola chiave di quest’uscita e della creazione del monicker, e pazienza se qualche brano tende a somigliarsi un po troppo con altri, è la compattezza a trionfare sincera, e la band riesce ad esibirla con abilità non comune.

Ripe With Death e la title track danno il via in maniera infuocata, The Skeletal e Deadwind evidenziano il piacevole mood “corale” mentre Ancient Sacred Evil si dimostra una grande traccia di pura mefitica atmosfera. The Eviling e We Crave Your Marrow (assolutamente esaltante il basso su queste due) sono in qualche modo più “easy” e “rock” senza per questo apparire esageratamente diverse dal resto. Vengeance Sewn scandisce con veemenza le ultime note usando le ormai solite intensità e tenacia.

Edizioni speciali in cd A5 (200 copie) e vinile (250 copie) che meritano la giusta considerazione visti i quasi quaranta minuti di “voglia estrema” impressi indelebili su questa ghiotta uscita.

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