The Howling Void – The Womb Beyond the World

Avevamo lasciato il progetto The Howling Void al buon secondo passo intitolato Shadows Over the Cosmos, un album che tutto sommato era riuscito nel compito d’incrementare il seguito della one […]

Avevamo lasciato il progetto The Howling Void al buon secondo passo intitolato Shadows Over the Cosmos, un album che tutto sommato era riuscito nel compito d’incrementare il seguito della one man band americana. Non mi ero dichiarato completamente entusiasta di quel lavoro, forse ancora troppo affascinato da un esordio realmente superiore, non mi ero così “sbottonato” a dovere e cercherò in parte di rimediare con il terzo movimento discografico dal nome The Womb Beyond the World. Il disco si piazzava perfettamente nel mezzo delle mie preferenze personali,  andando a consolidare il sound di questa creatura, via via sempre più personale ed introspettivo. Come di consueto non servono troppe canzoni ai The Howling Void per completare un full-lenght, un brano di Ryan per essere considerato concluso deve arrivare possibilmente oltre il quarto d’ora (anche se con l’ambient track Eleleth si fa uno strappo alla regola in appena otto minuti) e dichiarare “aperto” il varco abissale verso le zone più tetre del nostro animo. I soliti oscuri/leggiadri tappeti di tastiera infarciscono il sound al meglio, fiancheggiando le usuali chitarre “a rilento”, forgiatrici di pura essenza funeral doom metal.

E’ come una doppia partita la musica degli The Howling Void, un conflitto eterno fra esigenza di tenebre e volontà di ottenere determinanti spiragli di luce. Il tutto si gioca con un lento incedere, semplice e ben scandito, a volte trionfale ma in una maniera tutta sua. Ma il fine unico è quello di andare alla deriva, e ci si va anche volentieri dondolati su queste note, quasi arriveremo ad esprimere desideri che tutto non finisca, sensazioni dolci nella loro disperazione. Sono arrivato a metterle sullo stesso piano le tre perle provviste di interpretazione vocale, prima una, poi l’altra e poi l’altra ancora, equilibrate nella loro monumentale “rarefazione”, grigi e perpetui sibili, ben espressi da una copertina che ci lascia soli e abbandonati. Che sia l’iniziale title track, The Silence of Centuries o Lightless Depths poco importa, perché Ryan indovina tutto a questo giro, facendosi beffe di chi magari si auspicava nel tempo un qualcosa di vagamente “easy”. Qui c’è la dichiarazione d’amore di un’artista verso la propria musica e una determinata dimensione, non discendere nei meandri a tu per tu con noi stessi è l’unico e solo affronto che potremo mai fargli. Così difficile da sentire, da buttare giù, ma così chiaro negli intenti, così si può riassumere The Womb Beyond the World, un monolite che non vuole nascondersi sotto mentite spoglie, qualcosa che merita la sua tragica ora d’attenzione.

Da non snobbare per artwork e produzione infine, cose secondarie in alcuni casi ma non a questo giro, visto il modo in cui prendono parte attiva al “successo” di un prodotto ancora una volta accompagnato dal timbro della mitica Solitude Productions.

About Duke "Selfish" Fog