Tchornobog – Tchornobog

Un macigno, un roboante viaggio nelle profondità dell’animo che saranno pronte a cercare riparo, a scavare un rifugio per fuggire ad un senso “abissale” pronto ad inghiottire tutto nel frastuono […]

Un macigno, un roboante viaggio nelle profondità dell’animo che saranno pronte a cercare riparo, a scavare un rifugio per fuggire ad un senso “abissale” pronto ad inghiottire tutto nel frastuono di un’opera capace di mescolare death doom ad acide sorgenti black metal dai risvolti rituali/avantgarde.

E’ l’esordio che non ti aspetti, è un’epopea di oltre un’ora quella partorita dal monicker americano Tchornobog. Quante volte siamo soliti usare il termine “viaggio” per sottolineare un dato disco, beh, questo lavoro omonimo sbriciola e sbaraglia quasi tutta la concorrenza rigettando al mittente ogni tentativo di “scardinare” un muro di pietra impenetrabile, aculeo nell’indole e irriverente per la maniera nella quale si pone e ci sovrasta.

Insomma, non si scherza con Tchornobog e l’ha capito bene Greg Chandler (Esoteric) che ha prestato le proprie doti canore per ben due brani su quattro (nella fattispecie l’implacabile The Vomiting Tchornobog e Non-Existence’s Warmth).

Immaginate isolamento ed emarginazione (ben impastati da una produzione pronta a confondere e mischiare l’aria ma non troppo), la musica firmata Tchornobog rimbomberà da lontano come un tuono; l’avvicinamento è a tratti predatorio, completamente imprevedibile e ricco d’inventiva (si pensi ai nevralgici inserimenti di sax offerti da Sofia Hedman per Non-Existence’s Warmth o gli “invasivi” interventi di tromba), un’inventiva fatta di striscianti contorni maledetti, subito pronti nel scacciare chi male s’approccerà alla release (non a caso si inizia con The Vomiting Tchornobog, la più estesa nei suoi venti minuti).

E’ inutile entrare nello specifico poiché Tchornobog saprà attrarre chi di dovere attraverso l’immagine grafica e una tracklist che non lascia spazio a dubbi o dilemmi vari (mi è inutile però resistere al furente e sinistro fascino di una Hallucinatory Black Breath of Possession). E’ un campo minato con sapienza fra supplizi, sospiri e cognizione, pronto ad esplodere sotto la pressione nel nostro prossimo passo dentro il suo ventre. Vivremo un’esperienza totalizzante, una sorta di abbraccio grigio e freddo, presente ma restio nel concedersi alla troppa confidenza. E’ un prodotto bestiale Tchornobog, un debutto pronto a lasciarsi dietro macerie di positiva aridità e un senso d’abbandono echeggiante (come un silenzioso fiume di lava), un’ombra che non si nasconde, ma anzi ci sottolinea la sua presenza per mezzo di passi arcigni e pesanti.

Musica che incombe, note che sospingono unite alla ricerca di una varietà che saprà stupire senza modificare il raggio del tiro indirizzato già dai primi oscuri minuti. In una parola sola : “goduria”.

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