Tantrum – Devirginized

Sono attivi da un bel po i tedeschi Tantrum (all’incirca 1998), ma chissà cosa hanno combinato di bello sino al “fatidico” 2014, l’anno in cui sono finalmente riusciti a “dare […]

Sono attivi da un bel po i tedeschi Tantrum (all’incirca 1998), ma chissà cosa hanno combinato di bello sino al “fatidico” 2014, l’anno in cui sono finalmente riusciti a “dare battesimo” -e quindi un senso compiuto- al loro monicker. Il loro demo ha preso così il nome di Devirginized e in questo 2015 ha trovato lo “strano” interesse postumo dell’etichetta finlandese Inverse Records (dedita solitamente a ben altro tipo di produzioni).
In questo modo Devirginized verrà dato in pasto ad un numero più elevato di persone, una sorta d’impavida scommessa, il tipico investimento che solo il tempo saprà spiegare con parole semplici e più evidenti.

Al momento (diciamocela tutta) non c’è troppa esaltazione nell’aria, i cinque brani -pur non essendo così osceni- non fanno intravedere possibilità importanti, c’è un che di “mala stagnazione” nella loro musica, qualcosa arriva immancabilmente a mancare e non si sviluppa quella connessione necessaria musicista-ascoltatore. Si rimane poco scossi o elettrizzati dentro il loro ruvido death/thrash da vecchia scuola, sicuramente valevoli gli intenti ma di fronte ad una certa stanchezza non si può di certo chiudere gli occhi e sorvolare. La gestazione particolare della band mi spiazza un pochino, non saprei esattamente come valutare il loro operato, sicuramente avranno avuto le loro difficoltà lungo gli anni, ma forse era anche lecito aspettarsi qualcosa di diverso. Poi magari i pezzi appartengono tutti al passato e in cantiere ci sono ben altre cose a “bollire” (la situazione in questo caso cambierebbe un pochino, e io non essendone certo non posso di certo pronunciarmi in voti o bocciature prive di senso).

Per il momento i Tantrum ci credono e lo dimostrano lungo questi classicissimi quanto elementari colpi. L’opener Time to Fight vale come limpida dichiarazione d’intenti, trasporto ritmico posto a “pedalare” e voce malefico/grattata in qualità di poco raccomandabile intrattenimento. C’è da dire che un poco la testa reagisce -forse troppo abituata a seguire ritmicamente determinate coordinate- scongiurando in questo modo un declino totale. Proseguendo troviamo la meno bella e dai tratti inconcludenti Look Further, l’ignorante death’n’roll da strada di Rebel, la ficcante coltellata di The Way e la poco esaltante Cursed in Eternity.

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