Syn Ze Șase Tri – Zăul moș

E niente, ogni volta mi “accendo”, ogni volta ci spero per finire poi a chiedermi cosa caspita mi succede quando ascolto un lavoro targato Syn Ze Șase Tri. In fondo […]

E niente, ogni volta mi “accendo”, ogni volta ci spero per finire poi a chiedermi cosa caspita mi succede quando ascolto un lavoro targato Syn Ze Șase Tri. In fondo una certa curiosità nel sapere cosa combinano mi assale sempre.

Zăul moș è il loro quarto parto discografico (tutti sotto la rispettosa ala della Code666 Records) e dimostra per l’ennesima volta gli intenti più che buoni della formazione rumena. Insomma, è bello ed intrigante lo stile, è più che buona la presentazione, ma a conti fatti non si riesce mai a far decollare determinate emozioni come si dovrebbe.

Zăul moș è un altro disco corposo, voglioso di prendersi il suo tempo per poter cingere e stritolare con quel mix di armonie epico/ariose. Le fonti rimangono le stesse già decantate in più occasioni in precedenza (se siete arrivati con loro sino a questo punto sapete benissimo quali esse siano) anche se forse a suon di “colpi di perseveranza” si registra in parte un allontanamento capace di denotare barlumi di personalità nascente.
L’arco narrativo prodotto dai Syn Ze Șase Tri si prodiga, inizia le danze con il brano migliore del lotto (Tărîmu de lumină dieci minuti d’epica cavalleria) per poi tenere il ritmo senza produrre particolari sbavature o scolpire brillanti accenti.

La loro caratteristica/condanna sta sempre nel fare le cose a metà. Da una parte li sentiremo pimpanti e capaci di tirare fuori dal cilindro attimi avvincenti mentre dall’altra continuano a fallire spesso la chiusura perfetta del singolo brano (esempio perfetto è Dîn negru gînd, canzone con momenti davvero eccezionali dispersi fra incollature poco emozionanti). Ho pure avvertito la tendenza nello spingersi verso impianti diciamo “classici” atti a smorzare un poco l’attitudine black metal (che mai e in nessun caso si allontana dall’essere fortemente melodica).

Detto di una De-a dreapta omului che fa registrare il picco più basso di tutto Zăul moș durante il nostro cammino incontreremo una title track particolare e simpatica, Plecăciune zăului (atmosfere soffuse ma inchiodanti e comparsa della voce femminile a tirare le redini) seguita a ruota dalla sua “nemesi” Urzeala ceriului prima della conclusione sulle note di Cocoșii negri (mia seconda preferita grazie al poderoso coro che la trascina).

Non posso darvi ancora una volta spunti interessanti, ma se la band vi ha sempre convinto molto probabilmente lo farà anche con Zăul moș, magari pure in maniera diversa e inaspettata.

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