Svikt – I Elendighetens Selskap

I Elendighetens Selskap è rimasto ad oggi l’unico album per i norvegesi Svikt, e se avete per caso l’intenzione di evitare uno dei più bei capitoli black metal appartenenti alla […]

I Elendighetens Selskap è rimasto ad oggi l’unico album per i norvegesi Svikt, e se avete per caso l’intenzione di evitare uno dei più bei capitoli black metal appartenenti alla speciale “vigna 2011” sapete ora come fare. Se invece volete rimembrare per l’ennesima volta (non sono mai abbastanza) vecchi tempi e metodologie di una certa intensità (credute magari sopite) buttatevi a senza indugi su questa grandiosissima opera di perfetta tradizione norvegese, i possibili dubbi svaniranno già alla maestosa presenza delle prime note.

Il disco cattura lentamente ma con ferocia, le canzoni avranno giusto bisogno di una piccola gestazione prima di venire opportunamente inglobate e quindi adorate senza mezze misure. Lo spirito del vero black metal emozionale è qui racchiuso senza minime pretese, vero trasporto attraverso binari classici, nessun tentativo di evoluzione o di percorrere strade rozze o marce che dir si voglia. Si può ancora entusiasmare istruendo tradizione e gli Svikt lo sapevano bene. Il mai troppo considerato Kark (Perished, anno 1998) è fortemente tirato in ballo grazie al modo intenso e aggressivo di porsi, in connessione si sentono chiare influenze dei primi Dimmu Borgir (esclusivamente primi due dischi). Ma la “maledizione” si porterà a compimento solo con l’aggiunta degli ingredienti Satyricon ed Enslaved. Sentir ruggire lo screaming mistico e roco sarà pura delizia per le orecchie, che -ferme in qualche recondita dimensione- si ridesteranno per ricordare l’antico splendore.

L’opener Morkne røtter è il manifesto ideale per entrare in questo infernale girone, gli Svikt escono a caccia, selvatici ed intensi per quasi tutta la durata del brano prima di concedersi un finale da assurdo batticuore. Ai nomi fatti in precedenza vanno poi aggiunti i Tulus, la seconda Maktesløs da questo punto di vista è chiaramente ispirata dal loro “nevrotico” e malefico stile. Non ci saranno particolari sorprese una volta premuto play, il bello di questo tipo di produzioni è quello di farti restare morbosamente loro attaccato, testa al prodotto, pochi fronzoli e uno stato di perenne “semi-trance”. Inermi subiremo godendo i continui e flagellanti attacchi di questa band che rinnova magicamente la stessa ricetta per ogni brano senza lasciare spazio alla temibilissima parola “noia”. Nattfall rapisce con violenza mentre Vi Knekker Sammen è un turbinoso glaciale anthem dal quale sarà impossibile sottrarsi (e ciò che succede nel finale è da consegnare alla storia che quasi nessuno si premura di cercare). Straordinaria e sostenuta frustata Lemlestet Fordumssyn, canzone che si concede mirabilmente qualche passaggio su sapienti sentieri melodici. Gråbein i fåreklær estrae cavernosa oscurità tramite un riffing quieto e una prestazione vocale particolarmente esaltante. Et Misteg I Vinden si concede pure qualche capatina “folkeggiante” senza dimenticare di mietere il consueto e bisognoso raccolto emotivo, mentre la parola fine ci viene fornita dalla malinconica La Tonene Tale, ottimo materiale sul quale riflettere, ideale per concludere un disco così.

Con un solo colpo il nome Svikt si imponeva come una delle migliori realtà in circolazione. Non possiamo far altro che ricordarci di I Elendighetens Selskap sognando magari un possibile seguito, nel frattempo ci sarà sempre uno spazietto per loro, e il ricordo di una copertina che unitamente alla musica contenuta non scaccerete più dai vostri pensieri.

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