Svartfell – Apocryphe Apocalypse

Terzo disco, terzo atto di reiterata blasfemia per i francesi Svartfell. C’è da dire che la mietitura non è mai stata granché abbondante nel corso degli anni (ricordo ancora come […]

Terzo disco, terzo atto di reiterata blasfemia per i francesi Svartfell. C’è da dire che la mietitura non è mai stata granché abbondante nel corso degli anni (ricordo ancora come se fosse ieri l’acquisto del primo disco nei classici “buffet” d’offerte di cd che nessuno vuole), ma il grado d’oscurità non è mai calato, e la relativa voglia di tenere accesa la fiamma nera dell’underground è rimasta in vita.

Così li ritrovavamo nel 2012 con Apocryphe Apocalypse, un lavoro che li consolida come assoluta e nascosta realtà transalpina. Che la notorietà se la piglino pure altri gruppi, chi saprà come cercare saprà benissimo dove posare lo sguardo al momento propizio. Tra le fauci otterrà un onesto, solido e velenoso lavoro black metal dall’incedere primordiale.

Ancor prima che nel songwriting i Svartfell vincono grazie ad una produzione che è  la pura evocazione del male, sembra difatti di trovarsi nel mezzo di qualche nero cerimoniale dove la consapevolezza di una via d’uscita non è neppure lontanamente contemplata.
Chitarre e voce addobbano malignamente il suono inasprendo ed insozzando a volontà, la resa dell’insieme assume forme vorticose, pronte a frustare qualsiasi cosa di passaggio, ma nonostante ciò i fedeli della melodia avranno la loro consueta buona fetta di torta (doveroso precisare di come non stia parlando della “solita melodia”), gustosa e da acquolina in bocca (si rimane sempre in piacevole attesa del brano che verrà).

Rude, sanguinolenta e barbara la prima Terribilis Est Locus Iste, il merito va alle sue brusche impennate, il sound è scarno, “nudo” ed insozza bene bene l’ambiente circostante. Il rullante è demoniaco e segue in maniera elementare riffs ancor più elementari come quelli di The Crimson Cross (il segreto, il bello, è trovare ancora un perché a brani di questo tipo ancora oggi). La tracklist non sembra gettata li tanto per fare, i pezzi non durano mai quei striminziti due minuti e stop, anzi spesso e volentieri si viaggia oltre i cinque dando l’impressione che è proprio quello il tempo che ci vuole per sprigionare tutto il “male” necessario (un discorso per dire che la lunghezza degli stessi non danneggia mai la semplicità di fondo). Baphomet And Death’s Heads andrebbe ascoltata solo per gli ultimi due minuti mentre la doppietta centrale formata da Depth of the Sacred Stone e Asmodee, Le Souffle Ardent De Dieu mostra i Svartfell al massimo della loro “multi-forma”. The Temple Beneath The Cromlech è violenta tempesta che tutto via spazza, dove emerge l’antico spirito thrash metal da scantinato (influenza che appare spesso e a “folate”).
Infine non restano che da citare le riuscite alchimie INRI- Igne Natura Renovatur Integra e Mountains Of Doom (Part II), quest’ultima mi ha riportato alla memoria i primi rituali Marduk.

Dai, è bella la sensazione di sapere che Apocryphe Apocalypse abita la tua stessa casa. Un disco ruvido come carta vetro, una pietra grezza capace di alzare un bel dito medio ad ogni forma di agghindata esteriorità.

About Duke "Selfish" Fog