SuuM – Buried into the Grave

Rituale di debutto per gli italiani SuuM, il gruppo nasce da costole di bands già note sul panorama doom metal nazionale come Fangtooth e Bretus e potremo dire che va […]

Rituale di debutto per gli italiani SuuM, il gruppo nasce da costole di bands già note sul panorama doom metal nazionale come Fangtooth e Bretus e potremo dire che va a “saltare” a piè pari quell’itinerario fatto di gavetta, o indecisioni sul tipo di tiro o genere da adottare all’inizio di una data carriera. I Suum con Buried into the Grave dimostrano quindi di avere le idee molto chiare, sotto alcuni aspetti anche “sbrigative” se si pensa al genere di riferimento o alla lentezza pachidermica che lo contraddistingue in molte occasioni.

Le intenzioni dei SuuM sono quelle di soddisfare completamente il riverbero dell’impatto, del lato immediato della faccenda. Sicuramente andremo a trovare, ad avvertire le solite influenze imprescindibili, ma su Buried into the Grave troveremo una sorta d’unione di correnti ed elementi che potremo tagliare alla veloce in due fazioni: quella composta dal binomio Candlemass/Solitude Aeturnus e quella stabilita da un certo impatto/cadenza alla Cathedral/Reverend Bizarre.

L’opener Tower of Oblivion cala la sua pesante presenza/sensazione, nel farlo non omette un certo grado di spinta che si manterrà comunque efficace lungo tutto l’arco del full-lenght. Il sound “stampa” e si veste a ridosso di un riffing carico, profondo e penetrante, mentre il resto della scena andrà a favore del cantato oscuro, mistico e dannato di Mark Wolf. La sua prestazione riesce nel compito di conferire quel giusto tocco spettrale all’album, album che navigherà in tal modo su acque sicure e ben guidate dal timone di riferimento.

Un giusto grado di pesantezza ammorba Black Mist (le migliori saranno proprio le prime due a mia sensazione) e le successive title track, Last Sacrifice, Seeds of Decay e Shadows Haunt the Night. Le canzoni entrano in circolo avvolte da un drappo funzionale al “rapimento ritmico”, in tal modo scoveremo quelle capaci di accendersi da subito e altre che magari impiegheranno qualche giro in più a spiegarsi al meglio. Ma ciò che importa è il risultato finale e questo è privo di sbavature o di maldestre lungaggini (ci fermeremo in scioltezza al minuto 35), anche se il risultato finale non sarà magari di quelli incredibili o subito definibili come “indelebili”. C’è sicuramente l’impegno, ed è sufficiente tastare quel forte grado di insistenza che anima i SuuM nel voler continuare a suonare un genere di nicchia (e mai semplice da far rendere al top) come il classic doom metal.

  • 64%
    - 64%
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Summary

Endless Winter (2018), Hellas Records (2018, mc)

Tracklist:

01. Tower of Oblivion
02. Black Mist
03. Buried into the Grave
04. Last Sacrifice
05. Seeds of Decay
06. The Woods Are Waiting
07. Shadows Haunt the Night

About Duke "Selfish" Fog