Susperia – The Lyricist

I norvegesi Susperia li ricordo bene. Usciti nei primi anni 2000 sulla scia del successo dei Dimmu Borgir (in tanti ricorderanno il nome del batterista Tjodalv) proponevano già allora una […]

I norvegesi Susperia li ricordo bene. Usciti nei primi anni 2000 sulla scia del successo dei Dimmu Borgir (in tanti ricorderanno il nome del batterista Tjodalv) proponevano già allora una sorta di ibrido a cavallo fra melodic black e melodic death metal con innesti spavaldi e se vogliamo più “classici”. Il primo Predominance era davvero molto gradevole, così come il successore Vindication anche se forse in misura minore. Dopo questa doppietta non trovai più il tempo di tornare sulle loro tracce, vuoi per una serie di buoni motivi o per la sempre dannata scarsità di tempo. Li ritrovo oggi con il sesto The Lyricist e a distanza di ben nove anni dal precedente Attitude (2009). Il tempo ha cambiato la storica line-up che registra a questo giro un piccolo-grande scossone dietro il microfono, va via il buon Athera ed entra Bernt Fjellestad. Il cambio della guardia porta frutti d’estrazione classica tanto che si finirà con il dare molto spazio alla voce pulita del nuovo arrivato (che per inciso è niente male, pure calzante con il sound manovrato dai Susperia).

C’è da dire che poco ho avvertito il “salto” dei tre dischi di mezzo. Mi sembra di ritrovare i Susperia alle prese con le solite archittetture sonore degli esordi, forse leggermente maturati e con un cantante che offre più versalità fuori dall’ambito estremo. The Lyricist riesce se possibile a forticare il cammino passato, rendendolo più interessante di quanto magari potesse sembrare ai tempi. La band norvegese rilascia dosi di personalità, musica che subito ti fa pensare a loro nello specifico nonostante le “novità” siano in fondo ben altre. Basterebbe solo questo per elogiare questi ragazzi nati come umile costola di un qualcosa di più grande, ma The Lyricist se possibile amplia gli orizzonti di una formazione che appare oggi in splendida forma (e poi abbiamo paura degli anni che passano e dei gruppi che si fermano).

Brava dunque la Agonia Records pronta a raccogliere la sfida su un nome rimasto sempre un pochino ai margini e da pochi realmente considerato. The Lyricist viaggia veloce e le sue canzoni suonano fresche e dinamiche, mescolano di fatto i diversi generi estremi di facciata in un tutt’uno se vogliamo imprevedibile. Assolutamente vincente l’opener I Entered (di quelle che si stampano in testa all’istante) con la sua unione di ramificazioni classiche con quelle di spinta thrash. Ma tutti e nove i brani brillano di una fioca quanto pregevole  luce, una luce tenuta in vita dalla prova maiuscola del nuovo entrato Bernt.

Al resto ci pensa il songwriting di Cyrus, preciso e ficcante, saggiamente melodico dove richiesto e persino capace di offrire spazi di dovuta teatralità. I brani cercano la variazioni (mi viene in mente la strofa alla Amon Amarth della title track o le care e vecchie soluzioni alla Dimmu Borgir presenti su Void) ma come “cuore” pulsante usano sempre un certo e robusto melodic black metal. The Lyricist si beve che è un piacere e rappresenta persino un’ottima variante ai soliti o prevedibili ascolti. Lo capisci sulle note di pezzi come la cupa My Darkest Moment, dell’estremamente melodica Day i Died, di Whore of Man o su quelle dell’ultima sorpresa Come Alive.

Chi lo avrebbe mai detto che dopo tutto questo tempo i Susperia fossero in grado di tirare fuori un disco così buono? Tutto grasso che cola!

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