Summoning – With Doom We Come

Con molta probabilità il disco “più pensato e meditato” da parte dell’ensemble austriaco. Ci fanno aspettare di meno questa volta i Summoning, un’attesa che diventa via via sempre più logorante […]

Con molta probabilità il disco “più pensato e meditato” da parte dell’ensemble austriaco. Ci fanno aspettare di meno questa volta i Summoning, un’attesa che diventa via via sempre più logorante e carica di paura perché non sai per quanto tempo ancora decideranno di far proseguire il carrozzone. Intanto With Doom We Come finisce per suonare come l’esatta continuazione del grandioso e rigoglioso Old Mornings Dawn, una continuazione in qualche modo rarefatta, riflessiva e mai quanto oggi così tanto a “scoppio ritardato”. I Summoning ormai sanno bene di non dover dimostrare niente e nessuno, ma sono pure furbi e conoscono l’audience che hanno allevato a piccoli-grandi bocconi. Quindi sanno che non potranno mai abbandonare la strada maestra e ciò che tutti ad ogni nuovo giro creativo silenziosamente ci aspettiamo. Ma a piccoli dosi finiscono per “osare” e tale chiamiamola “furbizia” emerge continuamente dal nuovo With Doom We Come, un lavoro che ci porta all’aria aperta ma che insiste su strutture cementificate nel tempo. E’ bello il periodo dell’ultima maturazione/invecchiamento partito nel 2006 con Oath Bound, ha un filo logico, blando e ancor più chiaro oggi nel suo agire per mezzo di compiti precisi e semplici, frutto probabilmente di molti tentativi o provati incastri in sede di composizione.

With Doom We Come per quanto possibile suonerà “strano”, molto “strano” (e magari inizialmente pure scialbo) durante i primi giri di rodaggio, ma poi inizierà a raccogliere quei semini accuratamente piantati e tenuti dapprima nascosti in tutta segretezza. Certo, un giochetto non nuovo per chi è solito nutrirsi della speciale materia Summoning, ma elevato oggi all’ennesima potenza tanto da non lasciarmi stupito nel constatare quanto effettivamente il disco cresca di quel poco da passaggio in passaggio. La magia, la chimica del duo Protector/Silenius è qui rinvigorita, studiata, a tratti colorata, forse non migliore rispetto alle prove dirette/precedenti, ma alla lunga meritevole di guadagnarsi totale rispetto all’interno di una discografia lenta e scandita quanto lo stile che da sempre li accompagna, sostiene e alimenta.

With Doom We Come si mantiene su lente ed ipnotiche linee (talvolta dal sapore molto tribale come già sperimentato in passato) atte a compiacere i desideri del duo austriaco. Si insiste per mezzo di ampi giri che a tratti potranno rischiare di far perdere la pazienza e portare quindi la noia a molti (vedo anche i più ferrati a rischio in qualche modo). E’ anche possibile che possa riaffiorare meglio e molto fragorosamente dopo parecchio tempo quindi penso sia al momento inutile andarci giù troppo negativamente a voti o sensazioni. Emblema di ciò è l’opener Tar-Calion, sorta di lunga introduzione che subito apparirà come sprecata e che invece inizierà a “lavorare” i fianchi e trovare ben altro significato con il succedersi degli ascolti. Quasi stesso discorso è valido per Silvertine e i suoi innumerevoli incastri, pezzo che assieme alla più solida e malinconica Mirklands (canzone che ti fa capire quanto poco serva a loro per colpire nel segno) finirà per primeggiare -a mio gusto- sulla rimanenza (da sottolineare però il coro crescente che vive su Herumor) che chiude i battenti sulla stra-epica e marziale  With Doom I Come (il coro finale rimarrà li stampato per molto).

Solenne e autoritario, un disco da “lasciar fluire” al vento con pacifica tranquillità. Una fioca luce che si muove all’orizzonte con la volontà di evidenziare il lato epico della musica firmata Summoning. Possiamo definire With Doom We Come come l’estrema quiete dopo la tempesta di tante e tante meravigliose tappe, un possibile quanto silente punto d’approdo con il quale bisognerà scendere a patti.

Lugburz era la testa, With Doom We Come è la coda, ma sia l’inizio che l’attuale conclusione vanno in fondo alle mie preferenze discografiche riguardanti la band; un risultato comunque di spicco, che in verità ben pochi possono concedersi.

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