Subordinate – Respect Existence Or Respect Existence

Dall’Irlanda ecco arrivare l’agognato momento del primo full-lenght per i Subordinate visto che in precedenza avevamo avuto l’opportunità di sentire “solamente” l’ep To See Their Demise (un tipo di pasta […]

Dall’Irlanda ecco arrivare l’agognato momento del primo full-lenght per i Subordinate visto che in precedenza avevamo avuto l’opportunità di sentire “solamente” l’ep To See Their Demise (un tipo di pasta che operava a bruciapelo). La crescita della formazione appare da subito evidente, manifestata già al solo colpo d’occhio di una tracklist capace di prendersi “tutto il tempo e il campo da battere necessario” prima di agire. Non è infatti da tutti buttare fuori un crust/hardcore letale ed acido su minutaggi diciamo “elevati” e dunque inusuali (cinque le canzoni in totale, una di cinque minuti, tre da sette e per finire l’ultima da quindici), il che depone subito parecchia attenzione su questo Respect Existence Or Respect Existence (al resto ci penserà l’ottima immagine di copertina). Il disco tesse le sue trame con pazienza senza però mai dimenticare il lato prettamente abrasivo (ben puntellato e di spicco) come parte integrante della faccenda. L’azione finirà per colpire inevitabilmente l’ascoltatore, poiché l’impatto rimane comunque un masso inamovibile (la melodia solo un sinistro quanto efficace contorno), una caratteristica tenuta ben distinta, accesa e primaria, solo che la materia ci verrà in qualche modo astuto “dilatata” all’inverosimile, senza correre il rischio di diluire a sproposito le sensazioni conferite abitudinariamente dal genere.

Possiamo dire che i Subordinate con Respect Existence Or Respect Existence tentino una qualche sorta di “killer duplicità”, da un lato troveremo così l’assoluta confidenza spiattellata ottimamente in faccia, mentre dall’altro lato della medaglia avvertiremo l’esigenza di ricercare nuovi ascolti di rodaggio come qualità di materiale collante/confidenziale. Il “gioco” funziona, non a caso ce lo fa intendere proprio il pezzo più lungo The Great Chain, posto –sagacemente- in conclusione (che ci lascia con un retrogusto amarognolo in bocca), un brano che in maniera lenta ma crescente ci fa desiderare un nuovo occulto ascolto dall’inizio, esattamente da quella Rejection capace di fare il proprio dannato ed oscuro lavoro già al pronti e via (ottime le “spinte” date dalla chitarra e quella sporcizia vocale ben stampata, in grado di lasciare subito il suo ricordo).

Insomma, i Subordinate sanno come darci dentro ma soprattutto sanno come creare le giuste tele dove andremo ad incastrarci ordinatamente. Respect Existence Or Respect Existence lo avvertiremo come peso sullo stomaco, bello pesante ma efficace nella sua essenza di “disturbo gradito”.

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