Stratovarius – Eternal

Eternal non sarà di certo il migliore album degli Stratovarius, nemmeno il migliore da quando le loro strade con Timo Tolkki si sono divise (in questo caso il paletto porta […]

Eternal non sarà di certo il migliore album degli Stratovarius, nemmeno il migliore da quando le loro strade con Timo Tolkki si sono divise (in questo caso il paletto porta il nome del precedente Nemesis, considerabile come un vero “miracolo” se stiamo bene a vedere), diciamo che sta lì a giocarsela con i vari e fortunati Polaris ed Elysium, però a differenza loro dimostra più sicurezza, in ogni frangente sembra voler gridare al mondo quanto classici ed unici sono e saranno gli Stratovarius nel panorama power metal internazionale, oltre i cambi di line-up e tempi sempre più difficili.

Quella My Eternal Dream posta all’inizio è più di una semplice dichiarazione d’intenti (quanto è diventato importante Matias Kupiainen per l’economia della formazione, trovare l’elemento giusto lungo la strada non è mai così scontato), è quel classico loro pezzo che ti finisce dritto in testa senza chiedere permessi particolari, non importa quanto di meglio o peggio abbiano fatto in passato, quante altre simili ne abbiamo già composte, quando le fanno così le fanno solo loro, e noi non potremo far altro che esultare su quelle “trombette” da richiamo poste enfaticamente sul refrain. Shine in the Dark raffredda gli animi ma di certo non la qualità prima di lanciare una Rise Above It spedita e assolutamente “gloriosa” su un ritornello che non potrà che portare alla memoria una colorazione simile al periodo “sacro” di Episode. Reputo poi Lost Without a Trace un’autentica chicca, Kotipelto ci coccola a modo sulle strofe prima di esplodere su un ritornello tanto elegante quanto magnetico. Feeding the Fire sfama quella speciale voglia di glaciale contentezza, quella “spinta” che da sempre ci aspettiamo da loro, allo stesso modo fa la successiva In My Line of Work, pezzo che quasi silenziosamente si è scavato un posto di rilievo nelle mie preferenze di questa nuova tornata. Nella coda del disco troveremo l’ottimo tiro di Man in the Mirror (quando un pezzo del genere risulta il “meno preferito” del lotto comprendi come il valore dell’opera sia elevata), la malinconia di Few Are Those (fra chorus e quelle chitarre melodiose) l’immancabile ballata Fire in Your Eyes e la lunga ed epicissima The Lost Saga (undici i minuti, e unica a richiedere quel passaggio in più, davvero particolare comunque, ma il tempo non potrà che dichiararla “vincente” grazie a certi umori differenti che racchiude) che ad un primo ascolto avevo colpevolmente bocciato definendola –fra me e me- come un enorme sbaglio.

Più il passa il tempo e più diventa difficile trovare parole e discorsi nuovi per descrivere l’operato degli Stratovarius, dare per scontato può essere certamente bello e altre volte meno, ma Eternal finisce per ridefinire l’intercalare del “tipico piacevole compito”; l’espressione data dal songwriting è talmente limpida che si riesce però ad andare oltre, passando sopra a costruzioni ormai a tutti ben conosciute (se non li conoscete affatto potete benissimo pensare di cominciare da qui per farvene un’idea), vissute e rodate. Un match che si svolge a metà fra luoghi adibiti esclusivamente al ricordo e la godibilità insita dentro le nuove composizioni (la bellissima copertina mi viene in soccorso per cercare di manifestare tal posto immaginario). Dopo anni di carriera vissuti sulla cresta dell’onda, leggeri o vistosi appannamenti, arrivare al 2015 con un lavoro come Eternal rappresenta senza dubbio l’insistente andare oltre una consolidata “normalità”.

Questo album degli Stratovarius da senz’altro peso e linearità, finendo col riempirti da subito (già al primo ascolto arrivi ad intuirne l’indiscutibile valore) con la sua risolutezza e una produzione limpida e potente. La tracklist è positivamente ingombrante ma nonostante ciò i brani scivolano via bene (un’accurata scelta di alcuni incastri fa sempre bene, eccome se lo fa), alternati e per quanto sia possibile “diversi” su certi approcci (ovviamente non dovete aspettarvi mutazioni, è solo una sensazione giocata all’interno del loro classico territorio).

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