Stormvold – IV Kataklismo

Non è passato poi molto tempo da quando feci conoscenza con Third Bestial Mutilation, prima uscita di rilievo per il monicker spagnolo Stormvold. Non sapevo esattamente se prendere quel Third […]

Non è passato poi molto tempo da quando feci conoscenza con Third Bestial Mutilation, prima uscita di rilievo per il monicker spagnolo Stormvold. Non sapevo esattamente se prendere quel Third Bestial Mutilation come full-lenght o come una qualche “chiusura del cerchio” prima di cominciare finalmente a fare sul serio; i fatti di oggi sembrano voler propendere verso la seconda opzione, ed il merito è tutto di IV Kataklismo (prodotto ancora una volta sotto le attenzioni della Xtreem Music), un lavoro opportunamente “denso” e carico di voglia di far male.

I Stormvold si piazzano del gran peso sulle spalle e tirano giù con il loro stile death/black otto brani feroci e disposti a tutto pur di vedere le nostre teste rotolare a termine ascolto. I minuti si fermano a 35 (ottima cosa, giusta lunghezza d’onda/d’urto volta a bissare l’uscita precedente) e fanno subito venire una beata necessità di essere nuovamente riascoltati. IV Kataklismo non è da inserire fra i “grandi lavori del giorno d’oggi”, però nel mezzo delle sue “barbarie” riesce ad intrigare quel tanto che basta (a volte spargendo sinistre armonie), riesce a tenerti incollato il necessario, lasciandoti in fondo un briciolo di sentimento nei suoi confronti.

I punti di riferimento rimangono i medesimi nominati in precedenza (pensate pure alle unioni più malsane a voi conosciute nella speciale e disumana categoria death/black e non sbaglierete di molto), tanto da lasciare gli Stormvold stoicamente asserragliati alla fazione dell’accecante credo “for fans only”.

IV Kataklismo è una tambureggiante/pericolante esalazione melmosa, il suo perenne scavare sarà nostra gioia o rovina escludendo di fatto ogni sorta di mezza misura possibile/immaginabile. L’album forma un blocco unico nei suoi otto brani, un modo di tritare la carne che non ammette alcuna respinta, lanciato sulle onde di una crudele Eclipse astral e proseguito dalle “perenni falciate” di Achuhucanac. Non si discute di certo l’operato del demoniaco Ebola, la sua voce conosce molto bene i risultati ai quali vuole ambire e li sfrutta tutti uno ad uno, nel corso di una tracklist pregna di veleno ed esigente malevolenza (troveremo sparse chicche come la “sacrale” Constructor de tormentas –forse proprio la migliore del lotto- Diluvio cósmico o l’ultima “preghiera” Explosión estelar).

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