Stillborn – Testimonio de Bautismo

I polacchi Stillborn sono alle prese con il loro quinto full-lenght, per me invece è la prima occasione per poter stringere loro la mano. Peccato non avere al momento un’idea […]

I polacchi Stillborn sono alle prese con il loro quinto full-lenght, per me invece è la prima occasione per poter stringere loro la mano. Peccato non avere al momento un’idea su come la loro proposta sia potuta cambiare nel corso del tempo, ma prendiamoci sottobraccio questo Testimonio de Bautismo con la sua abbondante mezz’ora di malevolenza che di certo male non potrà fare.

Nient’altro che un assalto all’arma bianca, i Stillborn non le mandano di certo a dire e nemmeno si fanno impietosire di fronte alla possibilità di levigare un sound che vuole invece buttare giù più materiale possibile sparso nell’area circostante. L’impatto con i nove brani sarà violento (in coda troveremo una cover di Burst Command til War dei Sodom ed un pezzo strumentale intitolato Apocalyptic Hymn of Satanic Warriors), pure detonazioni death metal sporcate da accenti ora black, poi thrash, il tutto verrà condito da ingenti dosi di blasfemia (perenne, sparsa su ogni anfratto), soprattutto a livello vocale troveremo una prestazione più che bestiale e “volgare”, assolutamente “ingrata” nei riguardi delle nostre orecchie (qualcuno potrà arrivare a chiedere “pietà”).

Con questi pretesti inforcheremo Testimonio de Bautismo, la classica pastiglia da buttar giù senza alcun respiro, tanto veloce quanto violenta nell’approccio. Una “friggitrice” in perenne ebollizione, i Stillborn sembrano qui punti da qualche bestia velenosa, si accaniscono sugli strumenti con fame ed apparente “scarso controllo” o cura di loro stessi, e in tal modo noi vivremo i brani assieme a tali bestie voraci, completamente schiavi delle loro putride intenzioni.

Il disco parla un’unica e barbara lingua da cima a fondo, la furia espressa non mollerà le nostre gole durante il massacro “sciaguratamente” animato, a niente serviranno alcuni “timidi” rallentamenti (esempi: Upiór e la successiva Człowiekowstręt) perché il grado di assuefazione colmerà ogni aspetto del nostro modo di vivere il disco. Questo è di certo un merito, un puntello a favore di questa band che non arriverà a scrivere certamente un capolavoro di proporzioni bibliche, ma a suo modo riuscirà ad intrattenerci per mezzo delle sue annichilenti dosi di metallo estremo.

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