Sorghegard – Holocaust of the Holy

Signore e signori ecco una delle migliori frustate dell’anno 2011. Queste bestie, queste creature svedesi denominate Sorghegard riuscivano ad infiammare i cuori più freddi con le loro frustrate sonore. Il […]

Signore e signori ecco una delle migliori frustate dell’anno 2011. Queste bestie, queste creature svedesi denominate Sorghegard riuscivano ad infiammare i cuori più freddi con le loro frustrate sonore. Il loro primo (ed unico ad oggi inizio 2016) disco Holocaust of the Holy mette in atto una succulenta e maleodorante carneficina con i fiocchi, 12 canzoni (undici effettive se andiamo a togliere la classica introduzione) che sfiorano quaranta minuti d’assoluta masturbazione per chi adora formazioni “rudimentali” come Beherit, Black Witchery, Angelcorpse, Blasphemy, Impaled Nazarene e Profanatica (insomma si è capito il filone, chi più ne ha più ne aggiunga). L’unica differenza rispetto a certe produzioni di questo genere si avverte  subito nella maestosa produzione, stranamente pulita ma egualmente potente, ideale rifugio per gli incessanti tormenti distribuiti a più riprese dai purulenti brani. Non troveremo rallentamenti vistosi su Holocaust of the Holy, il disco si evolve in totale velocità stupendo non poco grazie all’unione di un brillante songwriting con un sound completo e sempre devastante. E’ la soddisfazione a regnare, ascoltare questo album è una sorta di premio per gli sforzi fatti (nostri e di chi sta dietro), insomma abbiamo ascoltato tanta di quella merda che una meritata, sana e goduriosa pausa in compagnia dei Sorghegard a volte è proprio quello che ci vuole.

Presentato dalla solita riuscitissima copertina di Chris Moyen Holocaust of the Holy vi metterà addosso un fastidioso dilemma su quali potranno essere definiti primi “grandi classici” della formazione svedese. E’ molto difficile (o impossibile, provate comunque a scegliere se riuscite) poter sceglierne uno a discapito di un altro, ognuno di essi è pregno di una essenziale quanto esaltante carica oscura. La musica emette fetore e macellazione, difficile stabilire dove termina il limite tra bestialità black metal e quella death, l’unica soluzione è la più semplice possibile, farsi invadere dalle note senza porsi troppi quanto inutili problemi. Un altro punto positivo di Holocaust of the Holy è senz’altro da ricercarsi nella sua longevità, ogni volta si arriva a fine disco con addosso la voglia di sentire altro (coito interrotto), e tutto ciò non fa altro che consolidare la totale positività di una tracklist nata per procurare abrasioni su ogni più piccolo passaggio.

Non trovo altre parole se non “maestoso” per descrivere al meglio ogni componente sonora messa in pratica dai Sorghegard, lo scream squarcia, interpreta le strofe in maniera assolutamente efficace (ascoltate ad esempio Abominations Unleashed) mentre le chitarre affettano per bene aria e carni, risultando allo stesso tempo parecchio dinamiche. Sul tutto non poteva mancare una batteria precisa ma scarna, perfetta nello scandire i diversi cambi tempo impostati da un riffing a dir poco “instabile”. Impossibile rimanere impassibili di fronte a canzoni come Christcrushing Apocalyptic Warmarch, Bloodtriumph (come frigge bene) e Malignant Demise Of The Holy One, composizioni che ci scorticano a dovere già in partenza. Ma come penso si sia ormai inteso la -dolce- tortura  non troverà di che saziarsi, nemmeno quando le cose sembrano (ma è solo una lieve sensazione) placarsi su Sodomy And Goatlust, le porte dell’inferno rimangono volutamente spalancate per lasciare libero ingresso a nuove pugnalate sadiche come Heralds Of Carnage (grandissimo trasporto), Summon The Wardemons (l’attacco è quanto di più semplice e convenzionale possa esistere ma ciò non toglie la totale esaltazione che mi procura ogni dannata volta), Satan’s Scythe (malsana melodia), Channeling The Bloodstorm, Icon Of Blasphemy e Blasphemous Devastion.

Imperdonabile esserselo fatto sfuggire, ma rimediare è sempre possibile.

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