Sorcery – Arrival At Six

Primo demo datato 1987, primo full-lenght 1991, il secondo arrivò solamente nel 2013. C’è sicuramente qualcosa che non va nella discografia degli svedesi Sorcery, la formazione ha raggiunto lo status […]

Primo demo datato 1987, primo full-lenght 1991, il secondo arrivò solamente nel 2013. C’è sicuramente qualcosa che non va nella discografia degli svedesi Sorcery, la formazione ha raggiunto lo status di “cult” non ha caso, Bloodchilling Tales è quello che si chiama un gran lavoro, appartenente ad un’altra “epoca di concepimento”, un qualcosa che ti rende fiero di ascoltare e ruminare death metal svedese ancora adesso. Cosa cambia dunque con questo fulmine a ciel sereno chiamato Arrival At Six? Poco o niente direi, ovviamente è l’approccio alla produzione che modifica l’atmosfera di fondo, il disco diciamo che sta “a passo con i tempi”, grazie ad una pulizia sonora che tutto sommato non ostacola la rudezza insita nel dna della band. Si parla di death metal svedese, si parla quasi con il senno del poi perché Arrival At Six guarda spesso al lato melodico di matrice Dismember e solo in seconda battuta ai sempre “semplici” da tirare in ballo Grave, gruppi che hanno iniziato le loro peripezie negli stessi anni, arrivando però ad una notorietà ben diversa.

I Sorcery con questo disco sembrano voler rivendicare tutto il tempo perduto, lo si intende già a partire dall’aspetto grafico per arrivare ad una scaletta “killer” capace di non mostrare il minimo cedimento, tutto è al posto giusto, nel momento giusto e forse (finalmente) i Sorcery riusciranno a riprendersi quelle fette d’attenzione che spettano loro di diritto.

Le chitarre sono straordinariamente penetranti, il vecchio sound a “motosega” viene un poco attualizzato ma rende pur sempre alla grande, e sonore teste mozzate si presentano ondeggianti all’orizzonte. Già una prima impressione lasciava presagire buone cose, ma devo dire che i successivi ascolti hanno rafforzato un giudizio scolpito in partenza nel granito. Il disco non presenta battute d’arresto, i nove pezzi accendono una bella carneficina globale, e sanno pure come rigenerarsi nel tempo, offrendo la giusta (minima) varietà e del sano “smarrimento” quando si  presenterà il momento di dover eleggere il classico podio dei migliori. Però ho una mia preferita, trattasi di Created from Darkness and Rage (do you remember Dismember?), puntuale nel crearmi conati d’esaltazione ogni volta che la inforco. Ma il livello non scende davvero mai, possiamo citare la straripante opener We Who Walk Among the Dead, il mefistofelico anthem United Satanic Alliance, il mistico trasporto della title track, la divoratrice Warbringer o la ferrea Maculated Life, la faccia rimane la stessa e mantiene coriacei aspetti, sempre piuttosto incarogniti. Ai Sorcery è venuto fuori il classico  disco “del dopo” da  dover/poter ricordare, non si può definire certamente capolavoro, ma uno di quelli che si finisce ad ascoltare con la stessa voglia anche se con “meno parti di cuore implicate” (sarà meno “impegnativo” e va bene così).

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