Søndag – Bright Things

Piccoli movimenti ma decisamente importanti quelli che si stanno registrando sulla crosta della nostra troppo spesso “criticata” penisola. Ma c’è chi ancora lotta, c’è ad esempio un’etichetta (Overdub Recordings) e […]

Piccoli movimenti ma decisamente importanti quelli che si stanno registrando sulla crosta della nostra troppo spesso “criticata” penisola. Ma c’è chi ancora lotta, c’è ad esempio un’etichetta (Overdub Recordings) e tanti ragazzi pronti a gettare sul pentagramma vittorie e difficoltà personali usando l’arma del rock duro. Una di queste realtà porta il nome di Søndag, una band capace di prendere e sfruttare il rock alternativo con gusto particolare, avvolgente e primordialmente affascinante. Saranno proprio queste le parole a rimbalzare in lungo e in largo durante tutto l’ascolto di Bright Things, loro “sofferto” disco d’esordio.

Bright Thinghs è un disco perfetto per la sua attuale dimensione, soddisfa appieno le nostre esigenze senza però chiedere mai troppo in cambio, la sua scorrevolezza rappresenterà quell’arma nevralgica in più, quel consolidamento determinante che in molti casi porta un prodotto ad arrancare sui livelli base di una stentata sufficienza. Ma qui -per fortuna- andiamo oltre, restiamo come dire “sul sicuro”, intrappolati dentro un sound magnetico e vitale, vivremo “fissi” per trentacinque minuti su note che non vorranno permetterci di scappare con testa e corpo in altri posti.

Nove le canzoni, tutte bagnate da una produzione opportunamente (e volutamente) posta in rilievo, una profondità che ci riporta in parte ai Soundgarden più ispirati e “sporchi” (ma possono sovvenire strumentalmente i Pearl Jam più spinti, gli Stone Temple Pilots e gli Audioslave), insomma tutte piccole gioie per chi è cresciuto in un determinato modo. Non potremo così evitare di finire schiavi della doppietta iniziale formata da Sweet e Back In Town, canzoni posizionate con assoluta furbizia a causa della loro essenza secca e magnetica (e qui ci collego pure il refrain di Wax).

Spiccano i bassi, il senso di “elastico” pronto a degenerare, spicca la voce di Riccardo (una di quelle che si finisce ad adorare in fretta, pregna di roche ed aggressive emozioni) sotto le stilettate di chitarre in funzione di autentici propulsori. I Søndag sono stati bravi perché ogni nuovo ascolto saprà ribaltare alcune certezze avute in precedenza riguardo alcuni brani, e così solo con la dovuta pazienza riusciremo a far “germogliare” anche le varie Polite Rebel, title track e Leftover (questa divenuta una delle mie personali hit) rimaste inizialmente in rispettabile sordina.

Bright Thinghs è il disco ideale per tutti gli estimatori degli anni d’oro, dei capolavori del cosiddetto Grunge. Sono sicuro che fra un classico e l’altro di quell’epoca il disco prodotto dai Søndag possa dire tranquillamente la sua, sicuramente “sottovoce” se comparato, ma con addosso la giusta carica e quella voglia di fare che non manca mai.

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