Solitvdo – Immerso in un bosco di querce

A 3 anni dal primo demo il progetto Solitvdo è finalmente pronto ad irradiare la sua personale e “solitaria platea” per mezzo di un black metal melodico e dall’alto tasso […]

A 3 anni dal primo demo il progetto Solitvdo è finalmente pronto ad irradiare la sua personale e “solitaria platea” per mezzo di un black metal melodico e dall’alto tasso epico/etereo. “La calma è la virtù dei forti“, il famoso detto calzerebbe perfettamente se sovrapposto alle note trovate (e da scovare) su Immerso in un bosco di querce, un disco che saprà riportare/rafforzare l’animo di chi soleva emozionarsi con i lavori di Janvs e Spite Extreme Wing (ma non solo!). Musica che sprigiona essenza nostrana, partendo da note sempre avvolgenti per arrivare -logicamente- alle liriche, tutte decantate (con metodo fiero e spartano) in madre lingua.

Ancestrale e poetico, misto di tepore e distacco, il cantato è fiero ringhio, posto in rilievo, si rende parte dell’insieme senza mai giungere a dominarlo. Un roco incedere vi conquisterà (velocemente? lentamente? in questo caso ognuno avrà tempi imprevedibili) per mezzo di un suono capace di spiegare al dettaglio il termine “sospensione”, e di questo quindi si nutre, libbrando su tastiere determinanti nel loro tranquillo volteggio. Il sound respira, gli ingranaggi si muovono con cura e grazia, il piacere viene ascoltando, cresce dichiarando tutta la sua sete di “spazio aperto”.

Sono spenti ma pungenti come aculei i colori autunnali che qui vediamo affiorare ovunque, malinconica imponenza che è riuscita anche a ricordarmi lo stile unico ed inconfondibile dei Crown of Autumn (continuando di fatto quella linea che gira solamente dentro i nostri confini), nei confronti dei quali mi inchino sempre con assoluta riverenza. Ma Solitvdo pur mantenendo caratteristiche atmosferiche simili si discosta per il suo modo d’avanzare, Immerso in un bosco di querce si prende il tempo necessario, fa di tutto per non correre, ma non smette nemmeno di proferire eleganza costante. Ascoltarlo è come lanciarsi nel vuoto ma senza l’incombenza di pericolo e paura a fare la loro inquietante presenza, è “assaporare” l’unico termine concesso, il chiavistello per questo mondo fatto di riflessioni e lunghi sguardi.

Il disco non ha un solo frangente d’azzardo, si evolve stendendosi come un velo su di noi (le accelerazioni sono “atti individuali”, proprio per questo finisci con l’adorarle particolarmente) e  ci abbraccia, fa bene al cuore, immette convinzione. Diventa un piacere trovare la “perdizione” per poi trovare conforto su title track o Al tramonto il cielo in fiamme senza dimenticare l’urlo liberatorio di …Rivolta! o il “rapimento estatico” di Nella solitudine il divino, conclusione di un quarto d’ora circa (nel mezzo troviamo la Kveldssanger style Altvm Silentivm, e se proprio devo dirne una, credo che se gli Ulver fossero nati in Italia non avrebbero proposto musica molto diversa da questa).

Fioca convinzione che diventa salda sicurezza, ascolto in solitaria assolutamente necessario per questi strati sonori d’elevazione.

About Duke "Selfish" Fog