Sojourner – Empire of Ash

Sojourner è un progetto internazionale che affonda le sue brillanti radici tra Nuova Zelanda, Spagna e Inghilterra, un progetto che nasce con l’intento di abbeverarsi alla fonte unica ed inconfondibile […]

Sojourner è un progetto internazionale che affonda le sue brillanti radici tra Nuova Zelanda, Spagna e Inghilterra, un progetto che nasce con l’intento di abbeverarsi alla fonte unica ed inconfondibile della mitica creatura denominata Summoning. E c’è da dire che nel corso degli anni abbiamo avuto i nostri prodi anche se non moltissimi, abbiamo avuto chi è riuscito a farsi notare e chi invece ha continuato a vivacchiare nell’underground in qualità di stoico ricordo per poche valevoli anime. Ma nel 2016 arrivavano a rinfoltire le particolari armate anche i Sojourner, forti della necessaria “noncuranza” e privi della paura di poter apparire troppo copia, troppo uguali alla splendida entità austriaca (che poi è il primo step per riuscire ad andare oltre). Alla fine i Sojourner con il loro Empire of Ash decideranno di proseguire la via “più aperta” tracciata negli ultimi tempi dal solido nome di riferimento, una via ancora fresca e dunque facilmente pitturabile (i rischi ci sono ma la bravura della formazione sta proprio nell’evitarli) a proprio piacimento. La diversificazione c’è, e avviene su due punti nello specifico, il primo, più evidente e rigoglioso è quello del dinamismo, mentre l’altro è riscontrabile nella accentuazione del lato “esotico” conferito da tastiere che mai si vergognano a inerpicarsi su tentativi di spicco fatti di colori sgargianti.

L’orchestrazione è il lato forte, evocatore del fantasy e i Sojourner lo sanno bene, ma a questo si andranno aggiungere flauti, voce femminile e un alone atmosferico/incantevole d’altri tempi. L’influenza britannico/celtica portata dalla anche cantante Chloe Bray si fa sentire a più riprese, ma sarà solo sulla breve The Pale Host che ne realizzeremo l’effettivo grado di potenza nascosto solitamente dietro gli aspetti estremi. A fare da contrasto ci penseranno le non poche accelerazioni ben distribuite (esaltanti, sempre riuscite), alternate con spaccati melodici che andranno a formare l’ossatura base e l’andatura aristocratica di tutto Empire of Ash.

Ai primi ascolti la tracklist mi pareva cedere in qualche passaggio, invece mi ritrovo quest’oggi,  a diversi mesi di distanza dal primo “on-air” con tutt’altra immagine e forma del disco. Non ci sono passaggi a vuoto e tutto appare opulato e volto alla completa immersione. Spiccano senza dubbio l’opener Bound by Blood, Aeons of Valor e Trails of the Earth (dotate di un tiro a dir poco inaspettato per il quale mi tocca rispolverare e ripetere il termine “brillante”) ma niente possiamo togliere alle varie, variopinte e persuasive da ogni lato le si guardi Heritage of the Natural Realm (riflessiva, vocalmente appiccicosa), Homeward e conclusiva title track (la più lunga con i suoi dodici minuti).

I Sojourner assieme a Caladan Brood ed Emyn Muil vanno a formare l’ideale e “nuova” faretra per chi fa del fantasy e delle atmosfere ricche di sospensione e magia il proprio credo.

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Summary

Avantgarde Music (2016)

Tracklist:

01. Bound by Blood
02. Heritage of the Natural Realm
03. Aeons of Valor
04. The Pale Host
05. Homeward
06. Trails of the Earth
07. Empires of Ash

About Duke "Selfish" Fog