So Much For Nothing – Livsgnist

So Much For Nothing era una “novità”, sorta di nuova esalazione norvegese in campo black metal durante l’anno 2012, a tenerci compagnia trovavamo Erik Unsgaard (già attivo e noto con […]

So Much For Nothing era una “novità”, sorta di nuova esalazione norvegese in campo black metal durante l’anno 2012, a tenerci compagnia trovavamo Erik Unsgaard (già attivo e noto con i Sarkom) che per l’occasione chiamava a se il batterista Uruz (Vulture Lord, Urgehal, Shining e tanti altri) e diversi special guest a puntellare le canzoni di turno.

Livsgnist è un disco sicuramente particolare, possiamo parlare di black metal melodico/depressivo come base di partenza, ma quello che balza subito all’attenzione è la cura dei particolari armonici e la voglia di ottenere un sound per quanto possibile personale (anche se deve rimanere chiaro che si rimani chiusi dentro un determinato recinto). In un certo senso si può discutere (senza la paura di dire troppo una baggianata) di “avantgarde depressive black metal” vista anche la presenza di strumenti abbastanza inusuali per il genere come violini, trombe, sassofono e violoncello. Oltre a tutto questo è da rimarcare anche una svolazzante vena gothic/dark atta a conferire una spiccata e particolare pulsazione oscura “easy listening”.
Insomma di vestiti sopra la classica impalcatura primordiale ne sono stati messi in abbondanza, il risultato alla fine è sicuramente piacevole e positivo, ma non si arriva a superare quel gradino tanto immaginato con la testa (schemi mentali che nascono così, al solo leggere alcune cose), l’ulteriore passo in grado di far “spiccare” il prodotto.

Poco importa se il valore rimane in qualche maniera “bloccato”, il suo dannato lavoro questo disco lo fa e pure bene, non annoia (a me almeno) e scivola via liscio, veloce, e qualche volta imprevedibile.

Le danze vengono aperta dalla orrorifica Suicide Syndrome, il ritmo è blando, la voce straziante (ma sono presenti anche trafiletti puliti che male non stanno) mentre il sax pensa a conferire ulteriore dannazione al tutto. L’ottima preparazione sfocia poi nella diretta One Last Night, davvero difficile scrollarsi di dosso il suo refrain (e quel riffing che acquista vigore da metà canzone in giù) e nella “crivellante” Perfect, ritornello “bidirezionale” e mood apatico messo giù a pedalare.
Il cuore pulsante dell’opera è la lunga (11 minuti davvero “importanti”) Suffer In Silence, non a caso messa a metà disco e non a caso con la presenza vocale di Mr. Niklas Kvarforth. Una cupa sezione d’archi anticipa un trionfo elettrico lento e ben scandito e la conseguente (ma controllata) depravazione. My Precious parte ancora una volta lenta e tormentata per trasformarsi poi in gradevole mid tempo dal buon tiro ritmico (uuh!). La title track è la classica traccia circolare e ficcante (ancora difficile dimenticarsi del ritornello), di seguito vedremo perfino affacciarsi lo spettro dei Katatonia su New Life- New Beginning, ottimamente impostata alla maniera ritmica del gruppo svedese (storia a parte recita l’inizio “western”, questa volta dal vago sapore Solefald). “Manate d’oscurità per tutti sino ad esaurimento scorte” potrebbe recitare un ipotetico bollino da applicare a quest’ultimo passaggio.

Esordio convincente, per chi digerisce tempistiche lente e folli tradotte su carta opaca, Livsgnist da questa visuale sarà sicuramente una libidine.

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