Slow – V-Oceans

Ci sono voluti dieci oscuri anni prima di poter raccogliere i primi solidi frutti di tante fatiche. Ma il tempo e l’insistenza finiscono sempre per pagare, e così all’alba del […]

Ci sono voluti dieci oscuri anni prima di poter raccogliere i primi solidi frutti di tante fatiche. Ma il tempo e l’insistenza finiscono sempre per pagare, e così all’alba del quinto capitolo discografico il progetto belga Slow riesce dopo una prima stampa sotto GS Productions ad ottenere le attenzioni della Code666 Records che ne indovina così un’altra delle sue.  L’etichetta nostrana non impiega troppo tempo nel confezionare le nuove versioni digipack ed lp di un V-Oceans che sarà pronto ad inondare qualsiasi cosa -o essere vivente- nel corso dei suoi “pesantissimi” 55 minuti.

Ma da dove posso partire per tessere le lodi di un disco così bello (e per quanto mi riguarda perfetto)? Un disco capace di spargere vividi riverberi e magnetizzare all’istante già durante un primo incredulo ascolto, andando nettamente in controtendenza rispetto alla sua natura di possente creatura lamentosa dai suoni funeral ambient/doom.

L’imponente forza delle acque e la loro immane profondità che nulla restituisce verranno qui rese musica, una schiuma densa, viva, pronta talvolta a dilatarsi quel giusto grazie all’ausilio di tastiere in pratica onnipresenti, determinanti nel fornire un giusto angolo di elevazione o di visuale alla proposta. E nei nostri sensi andrà a formarsi  una sorta di battaglia del tutto singolare, da una parte troveremo il desiderio di voler scendere ancora più in basso per conoscere “quanto a fondo” potremo andare a finire, mentre dall’altra spingeremo per tentare di toccare con i sensi quell’aria limpida che le tastiere ci lasciano intuire continuamente. Ma la zavorra è tanta, e la zavorra è bella, tanto che sprofondare assieme a V-Oceans diventa un lungo quanto interminabile piacere.

Scacciamo l’illusione di poter trovare un appiglio e concediamoci. Null’altro ci serve fare se non tastare le sensazioni ovattate generate dagli Slow, e poi li navigare, navigare alla deriva in cerca di fantasmi spirituali o di illuminazioni divine cullati dal muro sonoro recitato da chitarre pronte a trafiggerci come burro con le sole vibrazioni. Ma ad ammutolire tutto ci penserà un bel vocione profondo e sofferto, una tempesta danzante pronta ad ingrandirsi, decrescere o sparire al comando di ciò che si vorrà fornire in un preciso momento.

Cinque brani (tutti sui dieci minuti, quello più lungo finisce sui tredici e si chiama Déluge e qui non dico nient’altro), cinque scossoni all’anima, movimenti densi e trascendentali pronti a fondersi in un  tutt’uno cingente, così ben riuscito che cercare di capire dove finirà l’uno e inizierà l’altro sarà impresa pressoché inutile. Gli Slow azzerano e frantumano il tempo, procurano scossoni interni difficili da gestire o controllare (la tortura di vedere scappare via un qualcosa di dannatamente lento). Interminabili vibranti brividi attendono, ma solo se sapremo come fare a “maneggiarli”durante quell’unica, particolare e personale partita con noi stessi.

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    - 85%
85%

Summary

GS Productions (2017), Code666 Records (2018)

Tracklist:

01. Aurore
02. Ténèbres
03. Déluge
04. Néant
05. Mort

About Duke "Selfish" Fog