Skyforger – Senprūsija

I lettoni Skyforger hanno sempre tratto il massimo dall’orgoglio e dalle tradizioni della propria terra, così mai sazi di spiegare origini, sofferenze e battaglie patite si sono fatti largo negli […]

I lettoni Skyforger hanno sempre tratto il massimo dall’orgoglio e dalle tradizioni della propria terra, così mai sazi di spiegare origini, sofferenze e battaglie patite si sono fatti largo negli anni con prodotti sempre all’altezza (in molti casi eccellenti) creando di fatto un nome via via sempre più presente sulle bocche degli esigenti affezionati. La loro discografia ha compiuto significativi passi avanti per quanto concerne l’esperienza e la voglia di esplorare, ma ciò non toglie la palma di miei dischi preferiti ai primi due capitoli Kauja pie Saules e Latviešu strēlnieki (rispettivamente usciti nel 1998 e nel 2000). Insomma ce ne sarebbe da dire sui Skyforger e niente risulterebbe banale (basti pensare ad un lavoro particolare come Zobena dziesma) sino al punto d’arrivo stabilito nel 2010 con Kubads, album uscito sotto le sapienti mani della Metal Blade Records. Bisognerà difatti partire da qui per spiegare “a fatti” come suoni Senprūsija, ultimo parto –ad oggi- della creatura lettone dopo cinque lunghi anni di religioso e sabbatico silenzio.

Risultati di vendita non eclatanti hanno costretto la band di nuovo all’autoproduzione (in passato era già accaduto proprio per Zobena dziesma), ma in occasione di Senprūsija i Skyforger han deciso di pianificare il tutto in maniera professionale creando una propria etichetta discografica (la Thunderforge Records). Il risultato è un disco estremamente piacevole, frutto diretto del suo predecessore (come se tutto quel tempo nel mezzo non fosse per niente trascorso) e quindi “urlatore” di tutta la passione pagan/folk che da sempre si annidia fra le strutture della formazione (però alla lunga lo vedo come inferiore). L’impronta meno estrema e più “pagan” la fa quindi ancora da protagonista, attraverso strutture ruvide e poderose sfumature heavy. Si glorificano i Bathory ma lo si fa alla maniera Skyforger, un metodo allevato con sangue, spirito d’appartenenza e litri di sudore versati produzione dopo produzione.

Senprūsija se vogliamo appare ancora più “classico” e meno folk di quello che potevamo ricordarci (in certi punti si toccano addirittura ritmi o “scossoni” vagamente thrash), così dopo una introduzione liturgica sarà proprio la title track a spiegarci grossomodo la direzione che andremo incontrando nei 58 minuti proposti. Irruzioni barbare, spaccati folk pronti a trascinare (sempre decisi nel “spaccare” l’atmosfera) e momenti che non avrebbero affatto stonato su qualche disco di metal classico anni ’80 pronti a “sprecarsi”.

I Skyforger hanno composto un disco capace di “uscire alla distanza”, una pergamena epica (evidenziata anche da pungenti andamenti alla Iron Maiden) che si lascerà srotolare attimo dopo attimo. Avremo brani capaci di colpire in ritardo come Sudāvu jātnieki, Rāmava e Nekas nav aizmirsts, altri meno riusciti (Tagad vai nekad e l’ultima Zem Lietuvas karogiem) e altri ancora realmente egregi ed “innalzatori” (gli anthem Herkus Monte e Divi brāļi – quest’ultima con un attacco portante tipicamente Amorphis– e ancora Lepnums un spīts e Melnās buras con quelle chitarre dai ghiotti tratti svedesi).

Probabilmente il punto più basso della loro discografia, ma se fossero tutti così avremo di certo meno dischi brutti in circolazione.

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