Skialykon – Vestigio

Riflessivo black metal, dilatato nell’anima e bisognoso dei suoi tempi, tempi che rifuggono ossessivamente la velocità, quasi come fosse peste. Perché correre veloce crea pericolose illusioni, molto spesso disattenzioni, attimi […]

Riflessivo black metal, dilatato nell’anima e bisognoso dei suoi tempi, tempi che rifuggono ossessivamente la velocità, quasi come fosse peste. Perché correre veloce crea pericolose illusioni, molto spesso disattenzioni, attimi pronti ad essere persi dietro ogni angolo. Il progetto Skialykon vuole esattamente produrre l’opposto, tramite il ritmo e il trasporto oltre ogni cosa, è un burrascoso compagno che vuole rafforzare la sua presenza sotto i “macigni” deposti da ogni canzone incontrata in tracklist.

Non vi sarà facile reggere l’ora di durata di Vestigio. D’altro canto il coraggio viene alimentato da Vulr stesso (unico mentore dietro il progetto) che da una parte poco sembra curarsi dei “bisogni” dei suoi ascoltatori. Ma l’altro intento è quello d’innaffiare l’anima, creando confini sottili e “ballerini”, figli di umori forniti dal preciso momento o dalle giuste visuali/inquadrature d’ascolto (fidatevi solo di voi stessi e non di quello che verrà scritto, positivo o negativo che sia).

La produzione richiama puntualmente l’underground, ma è netta nel conferire un’abulica confusione con dei tratti “fissati” ordinatamente al loro posto. Il grado epico funge da costante accompagnatore, non importa se fuoriesce nel greve e cingente riffing o su qualche tonalità vocale “innalzante”, le situazioni si incontrano lentamente sulla stessa strada, una strada costellata da lunghi brani (tutti da un minimo di sei minuti ad un massimo di nove, poi qualche breve intermezzo per “spezzare” il pathos) tortuosi, ma solo per smuovere l’animo. Ogni caratteristica può essere descritta e tirata in ballo a favore o sfavore del prodotto, ottimo esempio potrebbe essere la prestazione vocale stessa, così aspra e “sospirosa”, sempre a disposizione dell’andamento generale del pezzo e mai disturbatrice o ingannevole protagonista.

Ascoltare Vestigio diventa l’accenno di una quieta danza, una danza cieca e sofferta, affogata dentro il romanticismo delle tenebre più solitarie e confortevoli. E’ un disco per “sopravvissuti”, per chi è riuscito ad attraversare anni (magari anche pochi ma valevoli a pieno diritto come “ere”) se vogliamo difficili, un premio per quelle persone che hanno saputo guardare a certa musica con risvolti del tutto “intimi”. Vestigio è per chi non ha ancora mollato e trova ancora oggi conforto dentro nebbie confusionarie ma indissolubilmente “amiche”.

Non siamo certamente esenti da critiche, qualcosa poteva venir “limato” o adattato meglio, ma non sussiste mai un clima d’eccessiva gravità (in senso negativo, perché in altri sensi l’album assume forma di marcia implacabile), e tutto per ora dev’essere perdonato. Skialykon è la nuova freccia avvelenata pronta a ripagare le attese di chi cerca prodotti nostrani di rilievo (le poetiche liriche in italiano sono l’ulteriore incentivo a riguardo), la Naturmacht Productions lo sa e dopo il “successo” Solitvdo sputa fuori un’altra preziosa reliquia che prende certamente ispirazione dai grandi nomi, ma cerca anche d’inquadrarla dentro un contesto personale o in qualche modo distinguibile.
Perfetto il quadro di Julius Sergius Von Klever (Erlkönig, 1887) in veste di protagonista di copertina, la musica sembra suggerirci una lenta quanto sofferta (e inutile) fuga nell’oscurità che tutto rivela e tutto nasconde.

Quanto può essere reale la follia?

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