Skein – Deadweight

Deadweight è il secondo full-lenght per i finlandesi Skein, la band farà il possibile per straniare l’ascoltatore che si ritroverà ad affrontare una grigia pioggia di musica dalle tonalità “dark […]

Deadweight è il secondo full-lenght per i finlandesi Skein, la band farà il possibile per straniare l’ascoltatore che si ritroverà ad affrontare una grigia pioggia di musica dalle tonalità “dark ma dinamiche”.

Il senso della variazione e una certa stranezza in qualità di accompagnatrice la faranno da padroni all’interno di un disco tutto da sfogliare ascolto dopo ascolto (diciamo che dopo il primo ero a dir poco deluso). Si parte da una infarinatura alla Tool /Katatonia sino ad arrivare a lambire le fredde coste della terra d’origine (posso tirare in ballo i Ghost Brigade ma le differenze sono consistenti visto che qui le cose si fanno generalmente più mobili e meno incastrate o soffocanti), in tal senso stupisce la capacità di variazione dell’aspetto vocale che passa con disinvoltura da un registro pulito/alternativo ad uno estremo/di sfogo (entrambi vincenti e a modo loro perforanti). Di sicuro non ci si annoia nel mezzo dei tre quarti d’ora abbondanti di Deadweight, un lavoro portato alla nostra attenzione dalla sempre lungimirante Inverse Records.

Capitolo produzione ineccepibile con la pulizia a regnare sovrana sia durante i momenti più soft che nei frangenti ruvidi e di spaccatura. Emergono sensazioni post rock a “smaltire”, ottima faccia di una medaglia pronta a girare e rigirarsi senza sosta, stabilendo di fatto ben pochi appigli al nostro curioso cervello.

Le canzoni come avrete intuito avranno bisogno del loro arco di tempo per sciogliere il vero potenziale, ma una volta scattata la molla non saprete più come fare per toglierle di mezzo, e ritorna la parola “strano”, perché l’ascolto è di base terra-terra e perfetto per differenti situazioni, abile nell’esaltarsi nella solitudine casalinga o durante le uscite all’esterno con cuffie.

I Skein fanno del ritmo la loro arma, fortunatamente non l’unica perché non eccedono dando modo al songwriting di esaltarsi a dovere. Ho trovato migliori la prima ed esaustiva Seduction, la terza Bound, la breve e ferale title track, una Mare in grado di ricordare certi In Flames ma soprattutto l’ultima -e più lunga con i suoi otto minuti- The Unknown, una traccia in grado di dimostrare in maniera coincisa i notevoli territori dove i Skein possono arrivare a portarci.

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