Silverbones – Wild Waves

L’impazienza per il prossimo disco Running Wild vi sta lentamente logorando? Nessun problema perché dall’Italia ecco arrivare un prodotto che sarà capace di farvi dimenticare per diversi attimi ciò che […]

L’impazienza per il prossimo disco Running Wild vi sta lentamente logorando? Nessun problema perché dall’Italia ecco arrivare un prodotto che sarà capace di farvi dimenticare per diversi attimi ciò che più bramate.

I Silverbones arrivano dalla provincia di Treviso e dopo qualche anno di rodaggio (leggasi il demo datato 2014 Between the Devil and the Deep Blue Sea, ma se lo avete perso non disperate poiché troverete le sue canzoni qui dentro ) realizzano il debutto Wild Waves (stampato dalla Stormspell Records), un debutto capace di attrarre da subito simpatie ed ampie dosi di spirito nostalgico. Ma quando vi dico di pensare ai Running Wild non vi dico di pensare nello specifico a quelli “recenti”, certo l’impronta è rimasta grossomodo la stessa nel corso del tempo ma qui si tende ad omaggiare il periodo anni ottanta della famosa band, tanto che in più di un’occasione mi sono ritrovato “smarrito” ma collegato –e contento come un fanciullo- direttamente a quelle sensazioni prodotte dal mitico Under Jolly Roger.

Per quanto il paragone “unico e principale” sia evidente -e per nessuna ragione trascurabile- c’è da dire che i Silverbones cominciano  con una bella e secca cannonnata (quella cannonata non troppo potente da distruggere, ma certamente così ben piazzata da farsi notare). Su Wild Waves si porta in trionfo una passione, lo si fà con il giusto piglio ma soprattutto con le giuste canzoni, composizioni dirette ed efficaci, abili nel non mostrare mai “stanchezza” o l’implacabile spettro della noia. I Silverbones si divertono e ci divertono (al momento si devono tenere basse le aspettative, se non ne siete capaci non so quanto vi convenga fare la loro conoscenza) tanto che l’ascolto scorre via liscio come neppure tanti acclamati capolavori saprebbero fare, in più si presta a farsi riascoltare il che di certo non può guastare.

Wild Waves ci terrà compagnia per tre quarti d’ora battenti, viene introdotto da una copertina davvero semplice ed esemplare (inquadreremo già il possibile terreno battuto) e da una magica traccia strumentale dal tocco “happy n’glorious”, ideale ariete per le melodie della title track posta a seguire. Il sound echeggia, la voce va all’arrembaggio “bastarda”  ed imperfetta (proprio per questo sarà da adorare) come è giusto che sia. Così fra il ciondolare delle onde ci ritroveremo “scattanti” ad intonare importanti ritornelli come quelli di Royal Tyrants, Wicked Kings, della pulsante Riders of the New World o di Hellblazer. Non potremo poi sottrarci al fascino di una epica -e a modo suo malinconica- Queen Anne’s Revenge o della lunga e “diabolica” Black Bart.

Se preso nel giusto modo Wild Waves saprà svolgere il suo dovere al meglio. I Silverbones battezzano la loro discografia che conta con un disco innanzitutto divertente, ma anche capace di ributtarti indietro nel tempo, lontano dalle attuali e fuorvianti modernità e conseguenti metodi di diffusione. Verrà il tempo per migliorare e limare le cose, intanto godiamoci Wild Waves al meglio ma soprattutto senza troppi pensieri nocivi per la testa.

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