Shining – X – Varg utan flock

L’inizio 2018 ci ha riservato non pochi nomi di spicco per quanto riguarda la scena black metal. Quattro nomi su tutti hanno  dato il via ad una sorta di sfida […]

L’inizio 2018 ci ha riservato non pochi nomi di spicco per quanto riguarda la scena black metal. Quattro nomi su tutti hanno  dato il via ad una sorta di sfida speciale tra le nazioni di Svezia e Austria; così dopo aver speso alcune parole per l’ultimo Watain e altre sulle nuove fatiche di Abigor e Summoning ecco che arriva il turno per il decimo tassello Shining. L’anno non poteva di certo partire meglio per la categoria dei “grossi calibri”.

La band di Niklas Kvarforth con il nuovo X – Varg utan flock rialza le proprie quotazioni dopo il bello ma certamente non eccezionale IX – Everyone, Everything, Everywhere, Ends. Ci trovavamo forse nel mezzo di una “bolla fisiologica”, una fase di stallo che attendeva con diligenza momenti migliori e i tre anni trascorsi hanno di certo contribuito a rafforzare e rinvigorire le particolari strutture dell’ormai noto “made in Shining”. Lo stile ormai è bello che consolidato, Niklas sembra aver trovato conforto nel sound forgiato negli anni e da li non vuole ancora uscire per guardare altrove e chissà dove. Certamente un lavoro come X – Varg utan flock cambia alcune  prospettive rispetto al precedente capitolo, le cambia perché a tornare con prepotenza è la non poca freschezza, dell’ottimo dinamismo e non ultimo un songwriting che ben si incolla, e che sembra sempre ben sapere dove/come/quando andare a colpire. Di pari passo troveremo incrementata la dose di sadico piacere per mezzo di una produzione accorta e rotonda, ben attenta nel non voler nascondere nulla delle solite “sfarzose nefandezze” profuse –come da attese- a manate.

L’album si muove per mezzo di cinque canzoni di igente durata più un breve interludio strumentale posto in penultima posizione, giusto un attimo prima che prenda fuoco l’ultima chicca Mot Aokigahara (gli Shining ci lasciano con un pezzone volenteroso e capace di osare, uno di quelli in grado di suggellare il resto come si deve). Il percorso iniziava dapprima con Svart ostoppbar eld, poi si inoltrava sulle ardite e sanguinanti note di Gyllene portarnas bro (altra mia preferita del disco con quelle melodie “latenti” che rimangono appicciate, in più grandissima prestazione di Niklas) prima di planare sulla canzone che sempre ti aspetti da loro Jag är din fiende e infine sulla strisciante e pungente Han som lurar inom.

Possiamo certamente definire X – Varg utan flock come un viaggio azionato con il classico pilota automatico, ma di certo un ottimo viaggio fatto con il pilota automatico, uno di quelli che ti fa vedere le cose dal lato giusto per quanto rigurda la musica Shining, musica che di certo non possiamo bollare “positiva” per sensi, umore o quant’altro. E’ grigia depressiva foschia ben confezionata, ineccepibile, una discesa tenuta sotto controllo, capace di scuotere/immobilizzare ed emozionare solo quando se ne avverte veramente il bisogno (ogni traccia nasconde i suoi momenti speciali da ricordare).

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