Shattered Hope – Absence

La Solitude Productions -tanto per cambiare- se ne usciva alla fine dell’annata 2010 con un gran colpo chiamato Shattered Hope, formazione greca qui al suo esordio. La formazione ripagava in […]

La Solitude Productions -tanto per cambiare- se ne usciva alla fine dell’annata 2010 con un gran colpo chiamato Shattered Hope, formazione greca qui al suo esordio. La formazione ripagava in pieno la fiducia dell’etichetta tirando fuori un disco dalle notevoli proporzioni, un lavoro da mettere senza troppi pensieri fra le cose migliori del suo anno d’appartenenza alla voce gothic/death/doom.

Absence è un ascolto di certo non facile, e ci ricorda a gran voce alcune produzioni “arcigne” di qualche tempo prima, a quando non si pensava a riempire i dischi con dosi zuccherose o strizzatine d’occhi a ciò che tira per la maggiore. Absence è sincero fino al midollo, sincero, lungo (si supererà l’ora) e romantico, un lavoro che fa passare il tempo lentamente ma fortunatamente senza mai annoiare. E’ completo ed elegante come pochi e ripaga ogni goccia di sudore spesa durante il suo ascolto. Ed è proprio il particolare romanticismo di fondo la cosa che lo fa decollare nelle mie preferenze, le melodie hanno forse tardato un pelino a svelarsi, ma una volta “rivelate” non ho potuto fare a meno di emozionarmi quanto un bimbetto in procinto di scartare un regalo. Un grande fetta di merito se la ritaglia senz’altro il growl, bello accattivante e profondo, diventerà presto protagonista assoluto dell’insieme, sempre pronto ad incantare attraverso versi imponenti e sublimi (per la come la vedo io questo genere dovrebbe ricevere sempre questa dose d’interpretazione per poter spiccare definitivamente).

Tutti i loro poteri confluiscono perfettamente nella opener Amidst Nocturnal Silence, dove le tastiere aggiungono la giusta dose emotiva e di pathos, applicando dove serve quella bellezza e particolarità che solo questo tipo di musica riesce a donare. I soliti My Dying Bride in cima alle influenze, seguiti a ruota da primi Novembers Doom e Officium Triste senza dimenticare quei Necare che purtroppo molto poco ci hanno dato in termini di produttività, sono questi i nomi che mi sono rimbalzati continuamente in mente durante l’ascolto di Absence. Come si può poi non rimanere impigliati nella tela “melodica e sacra” esalata da Vital Lie, canzone “da novanta”, con strofe che sono pura pietrificazione e una accelerata perfettamente in sintonia con il tutto (e quel violino alla fine cosa non è). Decadente trionfo è Enlighten The Darkness, il vero gothic metal per come lo intendo io, sublime bellezza, perfetta armonia. La breve Yearn serve a movimentare quel tanto che basta la situazione, nascono così tre minuti “sostenuti” e piacevoli, prima di tornare su tempi standard con A Traitor’s Kiss (dove si percepiscono perfino alcuni passaggi tipici della scena metal greca), canzone dal ritornello quasi black metal (magistrale poi l’ultima strofa). La strumentale Lament, in F# Minor lancia la conclusiva The Utter Void (provate a resistere al giro di chitarra principale), solo l’ultima conferma di maestosità, ultimi rintocchi che faranno a modo loro chiarezza sul valore dell’album. L’ideale chiusura monolitica e raffinata di un lavoro che nel suo piccolo è fatto per essere ricordato.

Non distraetevi durante l’ascolto di Absence, prestate attenzione ad ogni singolo passaggio, solo così assaporerete tutta la classe degli Shattered Hope. Migliore uscita Solitude Productions anno 2010 assieme a quelle di Revelations of Rain e HellLight.

About Duke "Selfish" Fog