Seidr – Ginnungagap

Seconda mattonata sonora per gli americani Seidr, con loro bisogna essere chiari da subito, nessuno scherzo, se amate l’immediatezza del “tutto e subito” o se non avete tempo da perdere […]

Seconda mattonata sonora per gli americani Seidr, con loro bisogna essere chiari da subito, nessuno scherzo, se amate l’immediatezza del “tutto e subito” o se non avete tempo da perdere Ginnungagap vi sfracellerà senza diritto di risposta. Non farà per voi neppure nel caso dello scarso apprezzamento delle fusioni sonore “non ben delineate”, perché altrimenti voglio vedere cosa rispondereste alla classica domanda di rito: “che tipo di musica suonano esattamente i Seidr?

Fanculo alle etichette, così me li immagino apostrofare la fisionomia di un dato pezzo. L’estremità della musica targata Seidr è duplice, da un lato ci offre effettiva costruzione, sebbene  l’obiettivo non sia mai “stupire ad ogni costo”, dall’altro polo troviamo invece un’apparenza mutevole, pronta ad aggirarsi “a tempo indeterminato” lungo i minuti del disco. Parti death-doom e sprazzi black metal si accoppiano come se si conoscessero da sempre, divagazioni dai toni progressive/sludge/apocalittici e un vacante spirito “rock” stanno li a guarnire il tutto a fine cottura, è questo (grossomodo) il mio fugace tentativo di spiegare “questa particolare autostrada verso le stelle” in versione sonora.

Una volta abbattute certe -e sacrosante- difficoltà iniziali il disco comincerà a “parlare” la sua lingua, i momenti migliori “torneranno” mentre l’asperità iniziale diventerà solo un motivo di sane e grasse risate contro se stessi. Questo doppio cd arriva a noi silenzioso ma va via con un bottino bello grosso, potrei arrivare a paragonarlo all’esperienza avuta a suo tempo con Crimson degli Edge Of Sanity, ma è una similitudine a livello prettamente sensoriale e stop.

I brani presentati sono sei, i cd sono due, la durata totale arriva a sfiorare l’ora e mezza, e si, sono numeri “per pochi” (davvero pochi), ma che bello avere qualcuno che “soffre” per offrirti un prodotto del genere, un qualcuno che cerca di intrattenerti con valanghe di idee tramite un songwriting che vi assicuro non fa pesare affatto i minuti totali (prima bisogna ovviamente instaurare il “rapporto sensoriale adeguato”, altrimenti sarà tutto inutile).
Dopo un po’ non si fa nemmeno caso alle singole canzoni, il blocco diventa uno (costruzione pezzo per pezzo unica ed uniforme), ed interromperlo sarebbe oltre che un guaio irreparabile un danno per noi stessi, perché la soddisfazione di arrivare alla fine di questo viaggio (non l’ho ancora detto? Ginnungagap va nella mia speciale categoria “album viaggio”, anche se stranamente questa volta il voto riesco più o meno a “percepirlo”) è davvero tanta,  sarà come mettere a posto qualche oscuro tassello interno che non sapevano nemmeno di avere, insomma cose che solo una musica particolare ha potere di fare/dare.

Ginnungagap ci aspetta con pazienza, definito nella forma ma grezzo per noi che ne facciamo uso per la prima volta. L’ideale sarebbe ascoltarlo di notte, magari con uno sguardo lanciato verso le stelle; arriverete ad immaginare cose nuove, un “trip sano”, strano per come tranquillizza ma profondo ed intenso quando serve mettere l’ingrediente giusto nell’incastro adeguato. Il velo onirico dato dalla produzione è l’ulteriore aspetto prezioso, di quelli che sanno come indurti alla più facile delle perdizioni.

I Seidr con Ginnungagap danno alle stampe il classico disco da “pochi ascolti nell’arco di una vita”, io me li pregusto ben sapendo che il prossimo ascolto arriverà solo con pazienza e nel corso degli anni (l’edizione curata dalla Bindrune Recordings facilita le cose), poi sarà compito dell’imprevedibilità giocarsi il momento adatto.

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