Seedna – Forlorn

Terzo album per gli svedesi Seedna, prima esperienza con loro per me. Il loro Forlorn è stato sicuramente un bel “salto nel buio”, rafforzato da composizioni sempre poco prevedibili o […]

Terzo album per gli svedesi Seedna, prima esperienza con loro per me. Il loro Forlorn è stato sicuramente un bel “salto nel buio”, rafforzato da composizioni sempre poco prevedibili o inquadrabili, una musica tanto difficile da etichettare quanto propensa allo lasciarsi andare, al puro “senso del trasporto” o della pura concezione di viaggio.

Prestesti che non possono far altro che ingolosire (anche se l’idea non combacerà al centimetro con ciò che vivremo) anche se bisogna sottolineare come la proposta sia indicata nello specifico ad un tipo particolare di ascoltatore. Sto parlando a chi è solito “staccare il cervello”, a chi non si lascia spaventare da forme canzone liquide, dal taglio ritmico non lineare e ben poco disposte alla “solita” collaborazione di rito (diciamo che Forlorn da una lato esige “confidenza”, componente che alla lunga sembra però voler quasi scacciare, ed è lì che ci muoveremo).

Sette canzoni, sette passaggi volti all’esplorazione. Si inizia con i riverberi introduttivi di Hourglass e una distanza da poter riuscire a sfiorare. I Seedna recitano, attuano un continuo rituale, un miscuglio non lineare di umori post non immuni a sfondare con tatto il territorio black metal più profondo e a modo suo viscerale. Wander dilata, espande finalmente ogni particella di forza profusa (un manifesto di ben 22 minuti!), ne rafforza l’incedere in maniera meticolosa, una maniera che certamente ama compiacere i propri acuti sforzi. Il disco sfrutta la sua lunghezza appieno (si arriverà attorno all’ora) facendone quasi un vanto, salite e repentine discese si muoveranno su una scacchiera sempre ordinata, pronta a colorare un specifico lato dell’animo.

I Seedna bisbigliano (a volte il delirio come succede su Frozen), ci sussurrano note ora aspre, ora profonde da un’altra dimensione a noi logicamente connessa. Questo loro disco non ha poi bisogno di troppe “delucidazioni”, punta tutto sul feeling,  sullo stato emotivo dell’ascoltatore e sulla sua abilità di lasciarsi per qualche minuto tutto (o niente) alle spalle. In ogni caso sarà “l’azzeramento” il campo tanto cercato, l’insistente ricerca di particolari ed inaspettati apici.

About Duke "Selfish" Fog