Sedna – Sedna

Imponente il primo full-lenght dei Sedna, un freddo ergersi privato dalla voglia di accelerare i ritmi sconclusionatamente o solo per il gusto di apparire il più pratico possibile. Il disco […]

Imponente il primo full-lenght dei Sedna, un freddo ergersi privato dalla voglia di accelerare i ritmi sconclusionatamente o solo per il gusto di apparire il più pratico possibile. Il disco è materia da inglobare, riporci cura e pazienza diventerà più di un obbligo prima di ricevere i meritati e sempre sperati frutti. Bisognerà certamente patirci un po -almeno inizialmente- scenderci a patti in certe situazioni, ma poi la glaciale scintilla potrà partire incontrollata, accenderà i suoi “fuochi”, e solo da quel preciso momento potremo ritenerci schiavi, succubi spettri in balia di vorticose ritmiche capaci di farci restare aggrappati ma distanti allo stesso tempo. E quelle forti, perforanti e uniche sensazioni di freddo diventano in qualche modo tiepide quando si tratterà di descrivere in maniera oggettivamente sensoriale la musica intrapresa, musica che assume forti connotati da viaggio/trip, un vortice in grado di far valere sempre un certo magnetismo pur rimanendo visivamente lontano.

Impossibile sperare di decifrare o comprendere il valore di Sedna al primo ascolto, qui c’è musica che nasce e vibra nell’attesa, musica che ha prima bisogno di piantare letali semi per poi riuscire ad accudirli nella maniera più consona. La nostra realizzazione nel vederli fiorire sarà come un personale trionfo, s’azionerà un meccanismo a “domino”, automaticamente una precisa parte ne richiamerà un altra e poi un altra ancora, e di colpo avremo un disegno limpido e definito davanti, l’atteso “sbocciare” che ci illuminerà sul reale (e insindacabile da parte mia) valore del disco.

Ritmiche anestetizzanti, violenti riverberi che agiscono in maniera costante “sotto lo zero”, accelerazioni brusche accompagnate da una sentitamente velenosa prova vocale (impervie colate), sono queste le armi in dotazioni ai Sedna. La loro formula passa con disinvoltura da un preciso sludge al black metal, la fusione si incontra a metà strada ed è capace di generare radiazioni scintillanti ma stranamente invisibili ad occhio nudo (l’immaginazione e la capacità di “dislocazione” giocheranno a favore di chi sa sfruttarle in modo adeguato).

Quattro pezzi (3 belli lunghi più una strumentale “sciamanica” dal sicuro effetto) per quasi un ora di musica, saranno i diciannove minuti di Sons of the Ocean a sancire la riuscita o meno di questo particolare matrimonio, il brano si arrampica, scioglie, e si “elettrizza” senza perdere la forza di un incedere abile a far filtrare dosi anestetiche o intense secondo proprio gusto e piacimento (Sons of Isolation e Sons of the Ancients cambiano alcuni tasselli ma non il grado di “ricezione” che rimarrà inalterato nella sostanza da cima a fondo). Sarà come passare dalle profondità oceaniche allo sperduto territorio stellare, senza dimenticare il viaggio “fisico/immaginario” che potrebbe starci nel mezzo, quello della componente umana, con “cavilli” quali sfogo e attaccamento in veste di protagonisti. Ascolto dopo ascolto Sedna si auto-potenzia, l’inafferrabilità diventa longevità e l’album prosegue sicuro nel proprio accrescimento, proprio per questo si merita il “premio” di top album, con buona pace di tutte le seghe mentali che molte volte -inutilmente- ci poniamo.

Avrò esagerato o no? sarà quantomeno un “dovere” andare a scoprirlo/capirlo, io so solo che ad ogni nuovo passaggio sono sempre più sicuro del valore di quest’opera. Un po ingombrante nel richiedere un certo tempo, ma con decine d’altri buoni motivi per spendercelo sopra.

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