Schizoid Lloyd – The Last Note in God’s Magnum Opus

Qualcosa per sentirsi strani, qualcosa per avvertire il fulmine della creatività scintillare a più non posso per poco meno di una straripante e pazza ora. Con ‪The Last Note in […]

Qualcosa per sentirsi strani, qualcosa per avvertire il fulmine della creatività scintillare a più non posso per poco meno di una straripante e pazza ora. Con ‪The Last Note in God’s Magnum Opus‬ vi aspetta un viaggio sulle giostre, una sbornia di tecnica applicata alla follia, all’imprevedibilità ad ogni costo con gusto prima applicato e poi sigillato. Le cose sono bizzarre (estremamente in alcuni punti, alla fine bollare i Schizoid Lloyd simpaticamente come “eclettici da far schifo” mi sembra la migliore delle cose) ma non ti danno mai l’idea di procedere “a caso” e alla fine sarà proprio questa caratteristica a rendere il disco così speciale, così straordinariamente facile da digerire (“i minuti sapranno come volare”).

Dal rock “corale” dei Queen al progressive metal più classico e “duro”, qualche capatina in territorio estremo ed ampie sensazioni di follia a guarnire e fare da collante con il resto (le note istruttive indicano non a caso il nome Mr.Bungle), ogni pretesto per i Schizoid Lloyd è buono per infilare ciò che vogliono dentro ciò vogliono/possono (praticamente una specie di matrioska strumentale). Praticamente questi folli olandesi si fanno promotori del pensiero: “viva la libertà strumentale, il resto zitti e muti“.

Con Suicide Penguin iniziamo questo particolare viaggio, i primi roboanti passi lasciano subito intendere il tipo di prodotto e la vasta gamma di situazioni alla quale verremo ripetutamente sottoposti. Iniezioni elettriche, cori e leziosità si sprecano in rassegna sopra un tapis roulant. La durata delle canzoni non è indicativa su ciò che potremo ascoltare, basterà così una piccola sorsata dei tre minuti di Christmas Devil per recepire a modo e chiarificare il concetto. Prima limpida e scorrevole, poi qualche tocco estremo a velare Avalanche Riders, sicuramente uno dei miei pezzi favoriti del lotto. Belle le stravaganze controllate di Misanthrope Puppet mentre con Film Noir Hero si lascia il palcoscenico al duetto pianoforte-voce. Con Amphibian Seer si inizia a fraternizzare con l’impronta vocale colorata di Ruben Kuhlmann (sempre supportato a modo dagli altri membri della band), Cave Painter è l’altra “scheggia” di The Last Note in God’s Magnum Opus, disco che riuscirà a mantenere le nostre antenne ricettive anche in coda, dapprima con le lunghe Chicken Wing Swans e Citizen Herd, poi con la finale Prodigal Son. (il flusso sarà folle e continuo, con spazi separatori che impareremo a conoscere solo con il tempo)

Cercare di pianificare di pensare a ciò che troverete prima di partire è impresa impossibile sia per il primo ascolto che per quelli successivi direi), anche solo ricordare distintamente una singola canzone piuttosto di un’altra sarà una sorta di missione titanica alla quale è forse meglio rinunciare. Ascoltare The Last Note in God’s Magnum Opus è come vivere un post sbornia, ma i suoi postumi sono da ogni punto di vista possibile/immaginabile positivi. Potrete suddividerlo in dieci tronconi quanto sono le canzoni oppure “prendere tutto come viene” come se fosse un unico lungo flusso in continua ebollizione. Quando penso al fatto di essere al cospetto di un “semplice debutto” ammetto di spaventarmi un pò. Via la convenzionalità con i Schizoid Lloyd.

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