Scar Symmetry – The Unseen Empire

Dark Matter Dimensions sembrava il classico disco “pre-periodo grigio”, l’inizio della fine per la maggior parte dei gruppi che vedono le proprie ispirazioni crollare definitivamente. La dipartita dello storico vocalist […]

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Dark Matter Dimensions sembrava il classico disco “pre-periodo grigio”, l’inizio della fine per la maggior parte dei gruppi che vedono le proprie ispirazioni crollare definitivamente. La dipartita dello storico vocalist Christian Alvestam era l’assist perfetto in tal senso, il duetto reclutato per sostituirlo (Lars Palmqvist e Roberth Karlsson) appariva fuori luogo e mal sfruttato, mentre le canzoni non facevano nulla per mettere qualche toppa di salvataggio. Ma per fortuna queste “negatività”  hanno caratterizzato soltanto questa loro ripartenza, perché il tempo sembra aver giocato invece a loro favore, così gli Scar Symmetry hanno saputo rialzare la testa (per me in maniera assolutamente inaspettata) tramite “classiche” e collaudate armi, riportando la loro musica su livelli nuovamente importanti.

I loro primi tre dischi, Symmetric In Design, Pitch Black Progress ed Holographic Universe sono ancora abbastanza lontani qualitativamente parlando, ma il nuovo The Unseen Empire quantomeno lotta per potervi competere. Troppo facile parlare di “ammorbidimento”, il “catchy” nella loro musica è sempre esistito e di certo chi li ha seguiti dal principio mai si sarebbe aspettato un progressivo indurimento di sound (anche perché la violenza la si va a cercare altrove). Gli Scar Symmetry stanno molto semplicemente maturando il proprio personale marchio e ora posso finalmente dire di intravedere una via d’uscita del tutto positiva per il futuro. La musica che hanno scelto di suonare è apparsa da subito ambiziosa, altamente “pericolosa”, pericolosa perché riuscire a mantenere un buon livello di songwriting era molto più arduo per loro che per altri. Era anche solo difficile pensare ad una eventuale evoluzione che non stravolgesse tutto, e ora questa evoluzione la si può percepire chiaramente in The Unseen Empire. Il nuovo nato oltre ad evitare pericolosissimi filler (siano dannati!) si rende subito “fresco”, realmente ispirato e a modo suo “frizzantino”. Per poterlo capire bisogna anche mettersi a passo con i tempi, certe esigenze in campo metal sono cambiate, e sono tanti (in maggioranza i più giovani ovviamente) quelli che guardano a produzioni “leccate/perfettine” e canzoni tanto semplici quanto capaci d’emanare il giusto impatto. Gli Scar Symmetry offrono proprio tutto questo, e lo fanno surclassando i classici gruppetti privi di anima che spopolano oggi per la maggiore.

Su The Unseen Empire non si registrano duetti vocali mal riusciti o stantii, questa volta i due singer lavorano perfettamente in simbiosi (e si può fare ancora meglio secondo me) spartendosi il lavoro in modo equo. Essenziali come sempre sono poi i due chitarristi Jonas Kjellgren e Per Nilsson, puntuali e pulsanti quanto due orologi (la sezione assoli è particolarmente curata e riuscita). Non manca poi il solito precisissimo drumming, mentre le tastiere vanno a conferire la caratteristica “aura spaziale/futuristica”.

Pronti e preparati possiamo goderci in scioltezza la prima The Anomaly alla quale basta solamente un distratto ascolto per poter catturare senza riserve, diventare un nuovo classico non è mai stato così facile. Su tutto The Unseen Empire aleggia un classico sentore hard’n’heavy svedese d’epico stampo (l’ultima Alpha And Omega rappresenta l’episodio più eclatante in tal senso) oltre che per le chitarre, l’ago della bilancia si sposta in tal senso ad ogni apparizione di un intervento vocale pulito. Come non rimanere rapiti dal magma sonoro propinatoci da Extinction Mantra, forse il manifesto sonoro più completo di questo nuovo corso. Ma da meno non sono Seers Of The Eschaton (vocalmente una delle più esaltanti), Domination Agenda (forti richiami ai Pain di Tagtgren, l’album fra l’atro è passato pure dagli Abyss Studios) e Astronomicon. Dopodiché arrivano a mio parere le due gemme indiscusse di tutto il disco, la prima porta il titolo di Rise Of The Reptilian Regime (se non è il brano più epico da loro scritto poco ci manca, durante il ritornello sono praticamente in brodo di giuggiole), la seconda invece è una affascinantissima The Draconian Arrival (il chorus è da inserire nel calderone dei loro migliori di sempre, lieve tocco malinconico e via).

Infine posso confermare come continui ascolti siano riusciti a rafforzare la mia posizione riguardo The Unseen Empire, solitamente è proprio il contrario quando le cose risultano semplici o spiccatamente di “facciata”. Fate voi ora.

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