Samael – Lux Mundi

I Samael nel 2011″ne piazzano un altro”, questo l’ipotetico titolo di un film con loro protagonisti. Lux Mundi era semplicemente una nuova dimostrazione (ne avevamo ancora bisogno?) d’immane creatività applicata […]

I Samael nel 2011″ne piazzano un altro”, questo l’ipotetico titolo di un film con loro protagonisti. Lux Mundi era semplicemente una nuova dimostrazione (ne avevamo ancora bisogno?) d’immane creatività applicata sulla propria “firma”, Vorph e Xytras mettevano in scena un nuovo capitolo degno di un curriculum “spaziale”, e pazienza se a questa tornata non rimaniamo stupiti a fondo con gli effetti speciali (quelli in fondo non sono mai tutto). I Samael hanno deciso di andare sul sicuro, hanno fatto tesoro del ritrovato “potenziamento” e lo hanno confluito in un binario che porta direttamente ai tempi di Passage. Nulla di nuovo quindi, ma non c’è da disperarsi perché l’ascolto di Lux Mundi è veramente piacevole, questo alla fine è ciò che conta. Una discografia importante viene salvata ancora una volta da un’opera che si presenta a cavallo di una produzione con i fiocchi (e ci mancherebbe), dove l’ascoltatore otterrà un certo distacco generale senza mai dimenticare alcune care pulsazioni, gli strumenti saranno “vicini” e risuoneranno a pochi passi di distanza. Questa è l’arte dei Samael e loro la sanno ancora maneggiarla con sapienza, perché partorire un disco come Lux Mundi dopo tutti questi anni è un grande atto di “fede” nei confronti di quello che il monicker significa per il pubblico. Della serie “vi abbiamo stupiti, corteggiati, violentati e ora vi mostriamo cos’è la nostra convenzionalità” (sono conscio del fatto che questo discorso si può benissimo capovolgere).

Lux Mundi suona bello imbottito, al suo interno troverete quelle atmosfere cosmico/epiche/raggelanti e quel tipo di “marzialità divina” che li ha resi un gruppo unico. Troverete chitarre vive e mai dome, sempre pronte ad offrire quel riff tanto aspettato e voluto (mi vengono in mente brani come Luxferre, Antigod, For a Thousand Years, Mother Night e The Truth) e non mancherà nemmeno la tipica “ombra aliena” di Vorph, sempre preciso ed ispirato quando si tratta di trovare le giuste metriche. Personalmente non riesco a sottrarmi da quel freddo e distaccato senso epico conferito dalle tastiere ogni qual volta si manifestano.
Sono dodici le canzoni che compongono Lux Mundi e nessuna arriva a deludere le aspettative, certo ci sono quelle con qualcosa in meno (Of War, In God We Trust) ma sono infine solamente sottigliezze, perché il disco va benissimo così com’è. Durante i primi ascolti mi è balenato il pensiero di un qualcosa di troppo, ma poco dopo mi sono dovuto ricredere visto che ogni brano aggiungeva qualcosa di fondamentale per la riuscita dell’insieme.

Se vi aspettavate un “passo oltre” da parte dei Samael resterete o siete rimasti a suo tempo delusi, se invece il loro classico timbro non è mai abbastanza sapete già cosa fare. Fra le mie preferite posso citare l’opener Luxferre (forse proprio la migliore), Let My People Be! (fortissimamente trascinante), For a Thousand Years (quanto è semplice e naturale fare centro per loro), In The Deep (cosa rievoca il suo inizio), Pagan Trance (tastiere magiche) e Soul Invictus (grandi aperture ma “in punta di piedi”).

Lux Mundi, ovvero quando un mid tempo tira l’altro e si rimane con il pacchetto di leccornie vuoto, poi verremo giustamente puniti con la sostenuta e conclusiva The Truth.

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