Sadael – Diary of Loss

Dopo qualche anno di gavetta il progetto Sadael decolla in maniera definitiva nel corso dell’anno 2010, Diary of Loss è solo una di tre uscite su lunga distanza per la […]

Dopo qualche anno di gavetta il progetto Sadael decolla in maniera definitiva nel corso dell’anno 2010, Diary of Loss è solo una di tre uscite su lunga distanza per la formazione armena durante tale anno. Le altre due portano i nomi di Essence (sotto Art Of Silence Series) e Secret Doctrine per la sempre ghiotta ed interessante Le Crepuscule Du Soir. Io sono venuto a conoscenza dei Sadael proprio con questa release, un disco che ho apprezzato per la sua duplice identità rude/romantica.

C’è subito da specificare di come si tratti di un lavoro prettamente riservato ad un utenza esploratrice di realtà poco conosciute in campo gotico/doom. Non ci troviamo al cospetto di qualcosa che immobilizza alla sedia istantaneamente, nemmeno niente di così affascinante da essere acquistato per partito preso, ma senz’altro un ottimo gettone da custodire assieme alla propria collezione (che dovrà per forza di cose essere ingente per racchiudere pure il suddetto).
La musica presente in Diary of Loss lavora in campo cupo e “negativo”, non affascina da subito eppure lascia un interessante aroma capace di spingere l’ascoltatore ad esaminare meglio il contenuto con ripetuti ascolti (questo almeno nel mio caso). Non consiglierei questo disco a nessuno in particolare perché è troppo difficile capire quanto realmente possa piacere o meno, ma so che almeno a me piace, certamente in maniera moderata a tratti, ma il verdetto da parte mia non potrà che terminare sul positivo andante.

Un po atipica l’opener Attraction, quattro minuti d’atmosfera profonda ed elegante dove un growl ben scandito si prende il grosso del merito. Il doom dei Sadael appartiene al filone funeral da un lato, mentre dall’altro attinge influenze più “romanticose” da certo gothic metal più estremo. Sicuramente anche un orecchio meno attento -o viceversa distratto- riuscirà a capire la maggiore fluidità della musica contenuta in Diary of Loss rispetto alle formazioni tipiche del funeral doom. Dopo una piacevole strumentale (Particles) arriva la solennità di Loss, dove un cantato “arcano” e pulito giostra in gran forma prima del crescendo finale in forte e completa intensità (da sentire nello specifico lo splendore armonico degli ultimi minuti). E’ altamente drammatica Above the Doom, bene introdotta da un organo e con strofe “sostenute” in successione che non fanno calare minimamente il pathos ricercato. Regret è un’altra canzone breve (ci troviamo su una frequenza simile alla opening track), ideale ponte verso le ultime due Selfless e Circle of Life; queste sono anche le più lunghe e sfiancanti, quelle che necessitano di una maggiore attenzione e concentrazione (messe proprio alla fine, nella speranza che la familiarità con la release sia diventata “fertile”). Il meglio i Sadael lo offrono in apertura ma il finale non è comunque da buttare.

Tuttavia questa sufficienza non è da vedere come una bocciatura, anzi la speranza è che il progetto mantenga queste caratteristiche anche in futuro, senza abbandonare questo stile volutamente nobile e decadente. Rimane infine da elogiare l’operato della piccola Silent Time Noise Records, che dopo aver valorizzato i già recensiti Consummatum Est azzecca -anche se timidamente- un’altra uscita.

About Duke "Selfish" Fog