Round7 – No Excuse

Pura esposizione al divertimento ragionato-incontrollato. E’ questo che depositano nel piatto i Round7, una carica esagerata pronta ad acchiappare aldilà di tutte le possibili menate del caso. Su No Excuse […]

Pura esposizione al divertimento ragionato-incontrollato.

E’ questo che depositano nel piatto i Round7, una carica esagerata pronta ad acchiappare aldilà di tutte le possibili menate del caso. Su No Excuse non ci sono solo canzoni, c’è la vita a trasudare, con ogni sua componente positivo/negativa del caso. Questo è il primo messaggio che deve passare, perché si va oltre il semplice risultato -o fine ultimo e sacrosanto- di tenere per le mani un buon disco. Alla fine c’è una non comune diversità da registrare, formulare e da non sottovalutare: il fatto di come la presenza di canzoni migliori di altre non infici minimamente sull’entusiasmo globale. In molti altri casi questo definiamolo “fattore” comporterebbe un dislivello importante (roba da lasciarci anche più di mezzo voto), ma non qui, perché se è vero che i Round7 te ne fanno sentire di veramente belle è anche vera ed autentica la capacità di saper sopperire a tutti gli usuali limiti comportati dalla voglia di fare (cosa molte volte controproducente). In loro questa componente è talmente forte e saldata con cognizione che finisce per dominare sopra ogni cosa, si finiscono per abbattere le barriere d’uso comune, ed il bello è che lo si fa suonando uno stile per nulla innovativo, un puro tributo hardcore privato da ogni possibile sibilo di punteggiatura (un flusso che ci condurrà a conoscere dodici brani in poco meno di mezz’ora, uno “shottino” reiterato).

Coesione fulminante, un suono che ti rapisce (un grazie alla produzione come minimo è dovuto, oltre le chitarre un piace un sacco il suono della batteria) per concederti attimi di noncurante frenesia fra cori vomitati da bordo ring e ripartenze al vetriolo dominate da violentissime scariche D-Beat.
Si sprecano i riferimenti ai soliti Pro Pain e Agnostic Front, mentre un intercalare caro agli Anthrax di Belladonna -o per restare cronologicamente più vicini a No Way Back degli Attitude Adjustment– recita da piacevole controfigura.

Le mie preferite sono una decisa title track iniziale (groove alla RATM dominante e vincente, peccato rimanga circoscritto esclusivamente in questa occasione), i rallentamenti dissidenti di R7 vs V, United Kids (con tanto di accenno “mainstream” alla Twister Sister sul refrain!? oh my god!), We Are (imperiosi stacchi alla Stuck Mojo e attitudine rissosa alla Fury of Five) e il brevissimo “inno” conclusivo Friends (Billy Milano approves).

Non sono ammesse giustificazioni, basta parlare a vanvera, No Excuse va cercato e vissuto se per voi l’hardcore significa ancora qualcosa.

About Duke "Selfish" Fog