Rogga Johansson – Garpedans

A Rogga Johansson mancava ancora un certo progettino nello specifico, uno sfizio per anime creative e per stare bene con se stessi, uno da chiamare con il proprio nome e […]

A Rogga Johansson mancava ancora un certo progettino nello specifico, uno sfizio per anime creative e per stare bene con se stessi, uno da chiamare con il proprio nome e cognome, giusto per non farsi mancare niente (ma dove lo trova il tempo? Rimarrà uno dei più grandi misteri della terra). E cosa possiamo dire noi di nuovo riguardo a questo artista? Dove possiamo arrampicarci se tutto è stato detto, ridetto, urlato e conclamato nel corso di anni e di band come Paganizer, Putrevore, Ribspreader, Down Among the Dead Men, The Grotesquery giusto per citarne qualcuna a caso di quelle più note? Ma probabilmente neppure lui sa dove, come e quanto ha suonato in un gruppo in passato. La carriera di Rogga è emblematica e recitata a caratteri cubitali in sole due parole: “death metal”; poteva dunque questo Garpedans suonare come qualcosa di diverso o innovativo? La risposta è unica ed emblematica: “certamente no!”. E come ogni volta mi tocca rinverdire il basilare concetto del come questo personaggio riesca a costruire nuova musica suonando essenzialmente sempre lo stesso genere o tipo di disco, è un qualcosa di incredibile, di assurdo, un qualcosa ribadito e accompagnato da un Garpedans vivo ed ispirato come forse -e dico forse- potevamo non aspettarci (non lo so ma lo so, ormai possiamo aspettarci qualsiasi cosa, ogni barriera è stata frantumata molti anni addietro).

I livelli sono davvero alti, lo intuiremo subito alla partenza di At Mountain Garpe e della successiva A Seal Has Been Broken, due pezzi capaci di condensare magnificamente impatto, atmosfera e melodia come solo in Svezia si usa fare. Il tiro di Garpedans avvolge da subito, riporta seduta stante pimpanti esalazioni di un meraviglioso passato che in molte persone non morirà mai (i nomi sono i soliti, ma qui emergono specialmente due facciate, una composta da Entombed e Hypocrisy, l’altra da Dismember, Unanimated ed Edge of Sanity). I figli delle magie degli anni novanta andranno a nozze sulle note di un disco capace di “duplicarsi” per seguire le incredibili vie di una agrodolce, remota ma tuttavia ancora concreta sensazione.

Rogga Johansson attinge dal cesto dell’ispirazione e della creatività, non puoi pensare ad altro quando sotto alle orecchie si frantumano come briciole brani come The Thrower of Boulders (quella coda è così bella), la mezzo-melodica Under Unknown Skies, Turned into Stone (But Not Forgotten) , la breve title track (che spaccato emotivo nei suoi due minuti e mezzo), Where It Feasts e la corrosiva A Tool of Great Pain.

Non si può far altro che celebrare con potenza l’ennesimo ritorno di uno dei tanti Re del death metal di Svezia. Chiaro, senza fronzoli, consapevole al 100% circa gli intenti e conciso, tremendamente conciso. Garpedans, ridendo e scherzando alla fine sono giunto alla conclusione che ti metto come top album, me lo sta sussurrando a più riprese l’anima e niente ci posso fare.

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