Rito Profanatorio – Grimorios e invocaciones desde el templo de la perversión

Dal Perù firmano ed approdano su Dunkelheit Produktionen per il loro secondo full-lenght. Sono i Rito Profanatorio, un terzetto blasfemo (e bello incatenato) fautore di una morbosa ed antica formula […]

Dal Perù firmano ed approdano su Dunkelheit Produktionen per il loro secondo full-lenght. Sono i Rito Profanatorio, un terzetto blasfemo (e bello incatenato) fautore di una morbosa ed antica formula death/black metal. Grimorios e invocaciones desde el templo de la perversión ci tiene compagnia per mezz’ora, un tempo sicuramente giusto, sufficiente a digerire a modo ogni tipo d’amenità perpetrata, come se il tempo non si fosse mai “smosso” da una certa era ormai considerabile come preistoria.

Questo genere bestiale ha già avuto il suo “rigetto” sul finire della prima decade dei duemila, loro sono arrivati ai limiti e si sono dovuti accontentare di chi realmente seguiva il genere con morbosa passione. Restano solo le briciole da raccogliere se le compariamo alla quantità iniziale, ma quasi per ogni cosa va a finire così, almeno per certi stili musicali. Certamente suonare ed uscirsene ancora oggi (2015) con un disco come questo è sinonimo di credere in ciò che si fa, la violenza e le secchiate di marciume sono evidenti, e ci vengono scagliate addosso senza mezzi termini, con poderose bracciate.

I Rito Profanatorio spingono sul lato occulto e confidano la loro sorte alla bestia che li possiede, implementano sensazioni thrash metal primordiali, vaghe riminiscenze dei primissimi lavori thrash tedeschi che contano, mentre a benedire troviamo la sempre ovvia (in questi casi) influenza degli Hellhammer/Venom e Possessed, oppure di Sarcofago/Mutilator/Mystifier/Holocausto giusto per dirne qualcuno che ha fatto storia in Sud America.

Anche per lo spazio cover non si esce dal selciato (Sodoma Y Gomorra dei capostipiti Hadez chiuderà il caos sonoro) mentre si registra ancora la presenza di Eterno Sacrilegio, brano “mascotte”, sempre presente su ogni loro tipo uscita (che cosa strana però!). La band peruviana con Grimorios e invocaciones desde el templo de la perversión compie in pratica un passo di “regressione” delle intenzioni, si guarda solo indietro con totale noncuranza, pisciando e vomitando addosso a tutte quelle band che solitamente cercano di complicarsi e complicare la vita mascherandosi sotto mentite spoglie. Una genuina ode all’ignoranza, protratta avanti diabolicamente, e sprezzante di quel sangue accumulato (ormai raggrumato) sugli arti.

Otto brani che scrivono e riscrivono niente di nuovo, i Rito Profanatorio sono ciechi rabdomanti di malvagità, e questa mezz’ora rappresenta l’ideale discesa nelle grinfie tumultuose di qualche rituale sotterraneo. Pelle nuda ma straordinariamente coriacea, capace di sopportare e respingere ogni attacco. L’opener Requiem of Dark Souls esalta prima di incantare su quell’assolo lasciato cadere così bene, Templo de la Herijia assesta tambureggianti colpi selvatici mentre Reminicencias del Chaos scava e trascina usando stilemi classici (apprezzate le “bofonchiate” vocali). L’album è una furia bendata, prima Rameras del Diablo pensa a tirare fuori linee sconnesse e ricurve, poi Altares de Sodoma II le intinge con inquietanti odori lancinanti.

I Rito Profanatorio non vi entusiasmeranno affatto se non siete nostalgici fanatici o collezionisti di antiche ossa sparse per il globo. Il loro compito lo svolgono bene, ma per entusiasmare ci vuole qualche ingrediente segreto in più, qualcosa capace di fulminarti senza darti il tempo di capire il perché.

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